Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della sepoltura. 

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Giovedì 11 maggio alle 21,00 l’Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro sarà protagonista al “Fringe Hart” festival organizzato dal cinema Hart di Napoli (via Crispi,33) e da Wunderkammer diretto artisticamente da Marialuisa Firpo e Diego Nuzzo; in scena lo spettacolo “Le felicissime peripezie amorose di Pullecenella Citrullo” con cui l’Accademia si propone di analizzare la Commedia dell’Arte.

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Il libro del giornalista Ferdinando Terlizzi è il compendio di circa 70 racconti di altrettanti delitti con i relativi processi quasi tutti accaduti in provincia di Caserta ad eccezione di alcuni che hanno coinvolto casertani fuori della nostra provincia.  Episodi  raccapriccianti,  con moventi incredibili e quasi irreali come l’assassinio  di Enrico  Gallozzi e il suo fattore.

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Chi formerà le opinioni pubbliche se l'informazione intesa come sistema professionale che dà conto dei fatti del mondo verrà sempre più rimpiazzata dalla caotica circolazione di input nella Rete, col suo assordante rumore di fondo? Come evitare la spirale dell'era digitale che, per dirla con David Kaye, l'authority dell'Onu per la libertà d'espressione, «diminuisce l'importanza dei fatti» trasferendo sul piano delle emozioni i racconti fin qui destinati a rappresentare la realtà?

La devozione alla Vergine del Rosario nella cittadina di Pompei risale all’arrivo, come amministratore dei beni della contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, dell’avvocato Bartolo Longo, tornato alla fede dopo un lungo periodo di crisi. Per offrire un riscatto civile e morale a popolazioni abbandonate da secoli nella loro miseria, decise di propagare la preghiera del Rosario.

Vi sono almeno due buone ragioni per ricordare questa donna straordinaria canonizzata da Benedetto XVI nel 2006. Concepì e realizzò per prima il progetto di aprire scuole pubbliche per ragazze del popolo in Italia; si impegnò con coraggio «a favore dell'elevazione spirituale e dell'autentica emancipazione delle giovani donne del suo tempo» (Benedetto XVI).

di Antonino Pane

Non risulta facile, lo confesso, dal punto di vista emotivo, leggere, d’un fiato, o rileggere, le cinquecento pagine di un romanzo, come quest’ultimo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, mantenendo il necessario distacco del cronista, del commentatore o, semplicemente, del lettore, quando la narrazione ti propone vicende, umane e professionali, particolarmente esaltanti, delle quali sei stato, direttamente o indirettamente, testimone, o quando i protagonisti di queste vicende sono persone, o meglio personaggi, che hai amato e stimato, che continui ad amare e a stimare, perché occupano un posto non secondario nel tuo universo affettivo.

Era di nobile famiglia e, a Barcellona, commosso dalla condizione degli schiavi dei Mori, ne riscattò centinaia con il proprio denaro, coinvolgendo in quest'opera molte altre persone. Aiutato anche da re Giacomo I e dal vescovo di Barcellona, fondò poi l'Ordine di santa Maria della Misericordia o della Mercede che aveva come scopo la liberazione e la redenzione degli schiavi. Adottò la regola agostiniana con un quarto voto, quello di offrirsi prigionieri al posto di un cristiano in pericolo d'iapostasia. Così, ad Algeri, dove venivano tradotti coloro che erano catturati dai Saraceni durante le scorrerie, fu Pietro stesso ad offrirsi come ostaggio, soffrendo torture e prigionia. L'Ordine da lui fondato, dopo un secolo di vita, aveva già liberato 26.000 prigionieri.

di Francesca Maresca

Non è facile scoprire tra le centinaia di pagine di un romanzo, una celebrazione, non rituale, tantomeno non retorica, ma intensa, emozionante e personalizzata, del periodo d’oro della canzone classica napoletana, fiorita, appunto a Napoli, nell’ambito della festa di Piedigrotta, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, attraverso i suoi più celebri protagonisti, parolieri, compositori e case editrici musicali.

Figlio di un vassallo del capitolo di S. Maurizio, Gottardo nasce nel 960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di Passavia. Nella scuola capitolare locale si avvicina alle scienze umanistiche e alla teologia. Dopo diversi viaggi in Paesi lontani, tra cui l'Italia, studia nella scuola del duomo di Passavia, dove ha come insegnante il famoso maestro Liutfrido. Quando il duca Enrico II di Baviera decide di trasformare il capitolo in un monastero benedettino Gottardo diventa monaco. Risale poi al 993 l'ordinazione sacerdotale, dopo la quale diventa priore e rettore della scuola monastica e più tardi introduce una scuola di scrittura e pittura. Nel 996 viene eletto abate facendosi, anche a Tegernsee e a Hersfeld, fautore dell'ideale di Cluny. Nel 1022 viene nominato vescovo di Hildesheim. Si distingue per la sua cura pastorale, per l'attenzione nei confronti del clero e per le sue conferenze bibliche. In 15 anni consacra più di 30 chiese. Dopo una breve malattia muore il 5 maggio 1038.

Originario, secondo una tradizione, della Palestina. Un testo apocrifo racconta che, ebreo di nome Giuda , assunse il nome di Ciriaco dopo essersi convertito. Divenuto vescovo di Gerusalemme, subì il martirio insieme alla madre Anna, sotto Giuliano l’Apostata. Secondo un’altra tradizione, appena convertito Ciriaco sarebbe venuto in Italia, ad Ancona, dove è venerato fin dall’Alto Medioevo. Dopo un lungo episcopato, durante un pellegrinaggio sui luoghi santi, sarebbe stato martirizzato, sembra, verso il 135. Una terza tradizione racconta invece che egli non sarebbe mai giunto in Italia e che le sue reliquie furono trasportate ad Ancona nel secolo V, per volontà di Galla Placidia.

L'apostolo Filippo e Giacomo il minore vengono ricordati lo stesso giorno poichè le loro reliquie furono deposte insieme nella chiesa dei Dodici Apostoli a Roma.
Filippo (primo secolo) era originario della città di Betsaida, la stessa degli apostoli Pietro e Andrea. Discepolo di Giovanni Battista, fu tra i primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i Parti.
Giacomo (primo secolo) era figlio di Alfeo e cugino di Gesù. Ebbe un ruolo importante nel concilio di Gerusalemme (50 circa) divenendo capo della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento. Secondo Giuseppe Flavio (37 circa - 103) fu lapidato tra il 62 e il 66. Tuttavia l'attendibilità del racconto è dubbia. 

Sabato 6 maggio, su RAI 2, nella Rubrica “TG2 Storie”, alle ore 24.00, sarà trasmesso lo speciale televisivo “Lucio Dalla e Sorrento: uno straccione, un clown”, curato dal giornalista Daniele Rotondo, con una lunga intervista-racconto allo scrittore Raffaele Lauro, sulla canzone da lui dedicata al grande artista bolognese e sul legame di Dalla con Sorrento.

Fu domenicano a quindici anni e, divenuto sacerdote, fu priore a Cortona, a Fiesole, a Roma, a Napoli, ricoprendo nel frattempo la carica di Vicario generale dei Frati Riformati. Fondò la Societrà dei Buonomini di San Martino per i poveri bisognosi. Divenne arcivescovo di Firenze prodigandosi durante la peste. All’attività apostolica e agli incarichi di cui era gravato, unì un intenso studio e la realizzazione di opere che ebbero carattere giuridico-morale. Egli fu il primo a tentare una sintesi tra il diritto e la teologia, raccogliendo quanto riteneva utile al ministero della predicazione, della confessione e della direzione, per offrire una soluzione cristiana ai molti problemi del suo tempo.

Si terrà lunedi 1 maggio l’inaugurazione dell’istallazione d’arte di Rocco Franzese, “Il Viaggio arricchisce il Pensiero”. L’iniziativa si svogerà a partire dalle 19.30 presso il “Quid Art Cafè” di Frattamaggiore.