Due storie, due destini incrociati per Ilaria Graziano e Francesco Forni, che, messo alle spalle il rispettivo, fertile passato artistico, dal 2012 si presentano nel panorama musicale in duo, con un progetto acustico originale, le cui sonorità prenderanno vita sabato 8 aprile 2017 alle ore 21.00 al Teatro Nuovo di Napoli, per l’ultimo appuntamento de Il Nuovo Suona Giovane, rassegna musicale per le giovani generazioni, presentata dal Teatro Pubblico Campano, diretto da Alfredo Balsamo, in collaborazione con Progetto Sonora.

«Da trent'anni il mastro Vincenzo va da una città all'altra, da un paese all'altro attraverso tutta l'Europa, montato su un semplice somarello, in inverno come in estate, il bell'abito dei domenicani lungo fino a terra a coprire i suoi piedi nudi. Come Gesù è seguito da una folla immensa di poveri, di donne, di bambini, di chierici, di contadini, di teologi, di duchi e di duchesse, tutti mescolati» ("Le meraviglie di Dio", Mondadori 2000).

Ultimo dei Padri latini, Isidoro di Siviglia (560-636) fu molto letto nel Medioevo, soprattutto per le sue «Etimologie», un'utile "somma" della scienza antica. Fu però soprattutto un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero spagnolo. Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata all'istruzione dei candidati al sacerdozio. Dei suoi fratelli due furono vescovi e santi, Fulgenzio e Leandro, che fece da tutore a Isidoro, e una sorella, Fiorentina, fu religiosa e santa. Successe a Leandro nel governo episcopale della diocesi di Siviglia. Presiedette l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633). Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il titolo di «doctor egregius» e l'aureola di santo.

Nacque da modesti proprietari terrieri. Fu un uomo di grande carità, pieno di comprensione, e particolarmente sensibile per le sofferenze dei malati e degli anziani. Si battè per il celibato del clero, per l’amministrazione gratuita dei sacramenti e perché la messa fosse celebrata in condizioni dignitose. Si ammalò gravemente a Dover, mentre si adoperava per costruire una chiesa in questa città in onore del suo vecchio maestro Edmondo Rich e poco dopo morì. S. Riccardo è inaspettatamente venerato come patrono dei cocchieri, forse perché quando lavorava nella fattoria paterna guidava carri e cavalli.

Sarà in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, da giovedì 6 aprile 2017 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 9), Strafàust, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Massimo Maraviglia, che vedrà interpreti in scena Giulia De Pascale, Massimo Finelli, Daniele Sannino, Giovanni Scotti.

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Dal traffico illecito di rifiuti all’omicidio di Don Peppe Diana, attraverso la storia del clan dei casalesi, sono questi alcuni degli argomenti svelati dal collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti al giornalista Fabrizio Capecelatro, che li ha raccolti in un romanzo verità su oltre 20 anni di storia criminale italiana: IL SANGUE NON SI LAVA.

La sua vita fu avvolta in un'aura di soprannaturale dalla nascita alla morte. Nacque a Paola (Cosenza) nel 1416 da genitori in età avanzata devoti di san Francesco, che proprio all'intercessione del santo di Assisi attribuirono la nascita del loro bambino. Di qui il nome e la decisione di indirizzarlo alla vita religiosa nell'ordine francescano. Dopo un anno di prova, tuttavia, il giovane lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi.

Il racconto della sua vita confina spesso con la leggenda. Di sicuro era nata nel IV secolo ad Alessandria d'Egitto e si guadagnava da vivere facendo la prostituta. Fuggita da casa a 12 anni, a 29 si imbarcò su una nave di pellegrini diretta in Terra Santa. Arrivata a Gerusalemme, volle partecipare alla festa dell'Esaltazione della croce al Santo Sepolcro. Prima di entrare però fu come trattenuta da una forza invisibile mentre una voce dentro di lei diceva: «Tu non sei degna di vedere la croce di colui che è morto per te tra dolori inenarrabili». Convertitasi, andò a vivere solitaria nel deserto oltre il Giordano dove restò per 47 anni. Là fu trovata dal monaco Zosimo che le porse la santa Comunione, promettendole di tornare l'anno successivo. Quando fece ritorno la trovò però morta. Era probabilmente il 430. Secondo la tradizione la tomba sarebbe stata scavata da un leone con i suoi artigli. 

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Venerdì 31 marzo ore 20.30 nuovo appuntamento della Stagione di Concerti del Teatro di San Carlo. Sul palcoscenico del Massimo Napoletano il tenore inglese Ian Bostridge è accompagnato dal pianista connazionale Julius Drake in un programma interamente dedicato a Benjamin Britten (1913-1976) che include Winter Words: Lyrics and Ballads of Thomas Hardy op.52 per tenore e pianoforte e The Five Canticles.

Nativo di Casamari presso Ravenna, nella seconda metà del X secolo, da giovane si dedicò agli studi vivendo negli agi della vita di famiglia. La sua vita ebbe una svolta quando decise di donare i suoi abiti ai poveri e di ricoprirsi di un saio. Fece un pellegrinaggio a Roma dove ricevette la tonsura e da lì in Terra Santa; ma una volta tornato a Ravenna si ritirò a vita eremitica sotto la guida dell'eremita Martino, abate di Pomposa, di cui fu successore nel 998. Sotto la sua guida il monastero conobbe un periodo florido, sia nell'ingrandimento edilizio, sia per il gran numero di monaci presenti. Collaborò con l'arcivescovo Gebeardo alla riforma ecclesiastica, favorì le nuove teorie sul campo musicale liturgico, ebbe fra i suoi monaci anche Guido d'Arezzo, inventore del pentagramma. Aderendo all'invito dell'imperatore Enrico III di recarsi a Piacenza, non poté raggiungere il luogo: malato dovette fermarsi a Borgo San Donnino, dove morì il 31 marzo 1046. 

Amedeo nasce da Anna di Lusignano e da Ludovico, duca di Savoia, il 1° febbraio 1435. Il suo matrimonio fu combinato per necessità politiche, infatti sposò Iolanda di Valois, figlia di Carlo VII di Francia. I due però si trovarono; avevano soprattutto in comune una fede profonda e sapevano condividere tutto, dalla preghiera al governo dello stato. Amedeo soffriva di epilessia e questo gli causò parecchie difficoltà. Pur essendo un propugnatore di una crociata per liberare Costantinopoli dai Turchi, fu fondamentalmente un pacifista, era anche molto generoso con i poveri che spesso erano suoi commensali. Edificò chiese e monasteri. Aggravandosi il suo male nel 1469 abdicò in favore di Iolanda, ma i suoi fratelli e i nobili lo assediarono al punto che per liberarlo dovette intervenire Luigi XI. Morì il 30 marzo 1472 a Vercelli.

San Marco, che fu vescovo di Aretusa in Siria, al tempo dell’eresia ariana mai si allontanò dalla vera fede. Sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata subì atroci torture, ma morì poi per cause naturali. San Gregorio Nazianzeno lo definì “uomo straordinario ed anziano santissimo”.

Risultati immagini per "san castore di tarso"È commemorato dal Martirologio Geronimiano e dal Romano il 28 marzo e il 27 aprile. La reduplicazione è probabilmente dovuta (Delehaye) a una confusione, imputabile ai copisti, fra V Kal. Apr. e V Kal. Mai. Nel Romano, Castore è menzionato il 28 marzo con Doroteo e il 27 aprile con Stefano. Queste aggiunte sono evidentemente dovute a cattiva lettura o interpretazione delle rubriche del Geronimiano, dove il nome di Castore è bensì preceduto il 28 marzo da quello di Doroteo e seguito il 27 aprile da quello di Stefano, senza peraltro che quei santi (entrambi ricordati come «di Nicomedia», dove il solo Doroteo è commemorato il 12 marzo) abbiano nulla a che fare con Castore. Si noti da ultimo che un Castore è ricordato dal Geronimiano il 16 marzo come capo d'un gruppo non omogeneo di martiri di Nicomedia. L'identificazione fra i due omonimi è possibile.

Originario dell'Irlanda, figlio di una famiglia di origini nobili, Ruperto è il patrono di Salisburgo. Dopo aver ricevuto una formazione monastica irlandese, infatti, attorno al 700 si recò in Baviera dove si dedicò alla predicazione e alla testimonianza monastica itinerante, ottenendo buoni risultati a Regensburg e Lorch. Con l'appoggio del conte Theodo di Baviera, Ruperto fondò prima una chiesa dedicata a san Pietro sul lago Waller e poi un monastero sul fiume Salzach, nei pressi dell'antica città romana di Juvavum. Fu questo il nucleo della nuova Salisburgo («la città del sale»), che lo riconosce non solo come primo vescovo ma anche come ri-fondatore. L'iconografia lo rappresenta, infatti, con un barile o un secchio pieno di sale. Morì il 27 marzo, il giorno di Pasqua, dell'anno 718.

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La FUNDACIÓN ENAIRE espone per la prima volta in Italia una selezione di fotografie della collezione omonima presso le 4 sedi italiane dell’Instituto Cervantes, all’interno della programmazione internazionale di PHotoEspaña.