
di NELLO D'AURIA
L’affluenza alle regionali in Campania decreta che meno della metà dei cittadini è andata a votare. È un segnale forte, il sintomo di una distanza crescente tra la politica e le persone, soprattutto tra la politica e i giovani.
La politica, così com’è, non basta più. Occorre un linguaggio nuovo, capace di parlare alla vita reale. Dobbiamo ripartire proprio da chi oggi si è allontanato, da chi non trova più motivi per credere in un sistema che spesso sembra non ascoltare. Perché è da loro, dai più delusi, che può rinascere l’entusiasmo.
La politica autentica non è un gioco di potere, è servizio, progetto, capacità di unire e costruire. Dobbiamo tornare a viverla così e a raccontarla per quello che vale, trasformandola in un sogno possibile e non in un rito svuotato.
Abbiamo bisogno di giovani che se ne innamorino, non come strumento di carriera, ma come opportunità per cambiare le cose. Di ragazzi che portino idee, linguaggi nuovi, energie vere. Perché quando una generazione smette di credere nella politica, smette anche di credere nel futuro.
E allora bisogna ripartire dalle scuole. Serve riportare al centro l’educazione civica, far capire fin da piccoli quanto conti una scelta, quanto valore ci sia dietro un voto. Perché il senso di comunità nasce lì, dove si impara che partecipare è un diritto, ma anche una responsabilità. Da tempo studio le ragioni di questo disinteresse e a breve mi attiverò con un progetto che possa coinvolgere davvero i nostri ragazzi.
La sfida non è convincere a votare, ma ricucire un legame. Far capire che la politica non è per altri, la politica siamo noi. E se tanti si sentono lontani, è perché non siamo ancora riusciti a dire davvero: “Tu vali. Tu puoi cambiare le cose.”
La politica non è un palazzo: è una piazza, una scuola, una chiacchierata tra amici. È tutto ciò che nasce quando smettiamo di aspettare e iniziamo a partecipare.
Ripartiamo da qui, da un’idea che proprio perché è semplice può diventare rivoluzionaria.

