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Interporc celebra un evento para resaltar el papel de la mujer en el ...

di Maria Grazia Canzano
Caserta si tinge di rosa, parla di futuro, di diritti e di parità. La manifestazione “Caserta Città delle Donne” anima le piazze con tre giorni di dibattiti necessari, celebrando una parità di genere che è, finalmente, al centro dell’agenda pubblica.

Tuttavia, proprio mentre si parla di diritti e di futuro, emerge una domanda che non può restare senza risposta: come si può celebrare la città delle donne senza ricordare due figure che hanno inciso profondamente sulla storia del lavoro e dell’industria del nostro territorio, Adriano Olivetti e Marisa Belisario? Osservando il programma e ascoltando i discorsi inaugurali si avverte infatti un vuoto, un grande silenzio. Un capoluogo di provincia che ha ospitato l’avanguardia industriale del Paese, nel celebrare l’emancipazione femminile, sembra non ricordare chi ha tracciato sul territorio la strada dell’ingegno sociale e della dignità del lavoro. Si è parlato di liberazione della donna, di leggi e decreti, senza citare l’uomo che per primo in Italia trasformò la fabbrica da luogo di alienazione a spazio di civiltà. In un tempo in cui il concetto di parità era ancora un miraggio legislativo, Adriano Olivetti costruiva un modello industriale che univa produzione, cultura e responsabilità sociale. Olivetti garantiva alle sue dipendenti un intero anno di maternità retribuita, ben oltre gli obblighi di legge dell’epoca. Non solo: comprese che la donna non poteva essere davvero libera se schiacciata dal peso esclusivo dell’accudimento. Per questo fondò gli asili nido aziendali, strutture architettonicamente all’avanguardia dove i figli dei lavoratori crescevano in ambienti stimolanti, permettendo alle madri di proseguire la propria carriera senza il ricatto della rinuncia. Ignorare Olivetti in una rassegna sulla parità significa ignorare una delle radici più concrete del diritto al lavoro femminile nel nostro Paese. Se Olivetti ha creato l’infrastruttura sociale, Marisa Belisario ha rappresentato il successo professionale ai massimi livelli, legando il suo nome al rilancio della Italtel e alla presenza industriale nel Casertano. Marisa Belisario, grande manager formatasi nella Olivetti americana e poi alla guida dell’Italtel, è stata la dimostrazione vivente che il merito non ha genere. Ha salvato aziende dal baratro e gestito migliaia di dipendenti con una visione internazionale, portando l’industria italiana nel cuore delle grandi trasformazioni tecnologiche. “Sono certa che le istituzioni locali e le associazioni datoriali sapranno colmare questa assenza nelle prossime edizioni – ha dichiarato Stefania Brancaccio, Cavaliere del lavoro, già Presidente della PMI di Confindustria Caserta e Premio Marisa Belisario – perché ricordare Adriano Olivetti e Marisa Belisario non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di lucidità verso il futuro. Olivetti ci ha insegnato che l’impresa può essere anche civiltà. Marisa Belisario ha dimostrato qualcosa di altrettanto importante: che la leadership non ha bisogno di imitare modelli maschili per essere autorevole. Non è stata soltanto una donna arrivata ai vertici dell’industria italiana, ma la prova che competenza, visione internazionale e coraggio decisionale possono cambiare il destino delle imprese senza rinunciare alla propria identità. Il suo esempio è oggi più attuale che mai, non perché abbia semplicemente aperto una porta alle donne, ma perché ha cambiato l’idea stessa di chi può guidare l’industria italiana.” “Come responsabile campano dell’Associazione Spille d'Oro Olivetti, mi corre l’obbligo di sottolineare un’assenza che, diversamente, avrebbe evidenziato quanto di bello e sociale è stato creato nella Provincia di Caserta, andando anche oltre l'eredità di Ferdinando di Borbone e San Leucio - ha commentato Mauro Nemesio Rossi - tanto più che esiste in Villa Vitrone, da oltre dodici anni, il Museo Dinamico della Tecnologia Adriano Olivetti, testimone e accademia della realtà industriale degli anni Settanta. In tre giorni di rassegna non è stato previsto uno spazio, un pannello informativo o una citazione per questi due giganti italiani. Citarli sarebbe stato un concetto nostalgico, ma un esempio e una prospettiva per il futuro. L’assenza del ricordo di queste figure priva le giovani donne di oggi dei loro modelli più autentici e vicini. Non serve solo guardare a icone di tre secoli addietro. Percorrere le nostre strade recenti, significa attestare il binomio tra lavoro e dignità. La parità è anche, e soprattutto, riconoscenza.