annuncio mastella malattia - La Stampa

di Clementina Leone

La diagnosi di un tumore è come un terremoto che devasta ogni certezza. La paura iniziale è un'emozione travolgente e del tutto naturale, legata all'ignoto e al dolore.

Eppure, trovare la forza di parlarne e condividere il proprio percorso può trasformarsi in un potente strumento di cura, alleggerendo il peso dell'isolamento. Nominare la malattia aiuta a demistificarla, riducendo l'ansia legata al "non detto". Aprirsi permette di ricevere supporto pratico ed emotivo da familiari e amici. La scelta di mantenere il silenzio sulla propria diagnosi oncologica per proteggere la propria dignità invece, è una reazione molto comune, radicata nello stigma oncologico e nel timore di essere percepiti come vulnerabili, pietosi o "difettosi" agli occhi degli altri. Esiste ancora la convinzione che la malattia sia sinonimo di debolezza, portando all'isolamento pur di proteggere la propria immagine sociale. La dignità di una persona non è definita dalla malattia o da come gli altri reagiscono ad essa, perché la stessa, risiede nella resilienza e nel modo in cui si decide di affrontare il percorso. Ovviamente, parlarne apertamente rompe l'isolamento, aiuta a razionalizzare le emozioni, e permette di alleggerire il carico mentale. Il Sindaco di Benevento Mastella è stato un grandissimo esempio di tutto ciò parlando della sua malattia giovedì 2. Luglio 2026 nella basilica di Benevento, durante le celebrazioni della Madonna delle Grazie. “Devo decidere se operarmi o insistere con la terapia” «Ho un tumore, la mia paura è morire da solo. Devo decidere se operarmi». «Pregate per me». Lo stesso, nei giorni scorsi ha festeggiato i suoi cinquant'anni di politica, e durante un’intervista ha spiegato di avere il tumore da un po' di tempo, ma che gli è stato diagnosticato solo di recente. «Quando ho saputo di avere un tumore mi è mancato il fiato» ha detto il sannita, ex esponente di rilievo della Democrazia Cristiana, da mezzo secolo in politica, sia in Campania che al governo. «Anch'io sono malato e spero di farcela». Quello vissuto dal sindaco nella basilica di Benevento è stato un momento di grande commozione. Dopo il suo discorso in tanti si sono avvicinati per stringergli la mano e per rivolgergli delle parole di conforto, in segno di solidarietà. Ci sono giorni in cui la paura prova a prendere il sopravvento. Giorni in cui il dolore è reale, le terapie sono pesanti e il futuro sembra pieno di incognite, proprio in questi momenti, non solo non dobbiamo arrenderci, ma comprendere di avere due possibilità: lasciarsi travolgere oppure combattere imparando nuovamente a dare valore al tempo, alle persone che amiamo e ai piccoli gesti che spesso diamo per scontati. La vita non va misurata in anni, ma nell’intensità con cui la viviamo. Non sappiamo cosa ci riserverà il domani, questo è vero, ma sicuramente siamo consapevoli che oggi siamo qui, con la stessa voglia di vivere, di sorridere e di andare avanti. Il coraggio non è non avere paura. Il coraggio è guardare la paura negli occhi e dirle: “Hai sbagliato persona. Continueremo a lottare e anche se non dovessimo vincere, ne sarà valsa comunque la pena perché ad ogni attimo della stessa, abbiamo dato un valore aggiunto֞.