La notizia del finanziamento di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Castel Volturno rappresenta una scelta grave e sbagliata, che va nella direzione opposta rispetto ai bisogni reali del territorio e ai principi che la CGIL sostiene da anni.
I CPR non sono strumenti di inclusione né di governo dei fenomeni migratori: sono luoghi di detenzione amministrativa, che comprimono diritti fondamentali senza produrre sicurezza né integrazione. Non lo diciamo solo noi: lo stesso sistema dei CPR è stato più volte descritto come strutturalmente legato a dinamiche di sfruttamento e marginalità, dove la ricattabilità delle persone diventa funzionale a un mercato del lavoro povero e irregolare.
Colpisce, ancora di più, che questa scelta ricada su un territorio come Castel Volturno, simbolo di fragilità sociale, economica e istituzionale. Parliamo di una realtà in cui circa un sesto della popolazione residente è di origine straniera, con una presenza che aumenta significativamente nei periodi di lavoro stagionale, e dove disagio sociale e precarietà si intrecciano da anni. Qui servirebbero investimenti in lavoro regolare, servizi pubblici, politiche abitative, sanità territoriale, istruzione, coesione e inclusione, non nuove strutture detentive.
La scelta del Governo è dunque doppiamente sbagliata: sul piano dei diritti e su quello delle politiche di sviluppo. Si continua a investire in un modello securitario che non risolve nulla e che rischia, anzi, di aggravare tensioni sociali già profonde. Le risorse pubbliche vengono sottratte a interventi strutturali e destinate a dispositivi emergenziali, inefficaci e spesso opachi.
“La posizione della CGIL è chiara e coerente: nessun CPR nè a Castelvolturno nè altrove. Questi centri vanno superati, non moltiplicati. Occorre costruire un sistema fondato sull’accoglienza diffusa, sulla regolarizzazione, sul lavoro dignitoso e sulla piena esigibilità dei diritti. Continuare a finanziare centri di detenzione amministrativa significa scegliere la scorciatoia della repressione al posto della responsabilità politica”, dichiara Elena Russo, segretaria provinciale CGIL Caserta con delega all’immigrazione.
“In un territorio segnato da sfruttamento lavorativo, caporalato e marginalità, questa decisione rischia di alimentare ulteriormente le condizioni che si dice di voler combattere. È una scelta che non parla di sicurezza, ma di abbandono istituzionale. Serve un cambio radicale di paradigma: basta CPR, più diritti, meno propaganda, più giustizia sociale. Ci attiveremo a costruire e sostenere, democraticamente e al fianco delle realtà territoriali, le iniziative di contrasto all'ennesima scelta scellerata che questo governo intende mettere in campo sulla nostra provincia”, dichiara Sonia Oliviero, Segretaria Generale CGIL Caserta.

