
E se la vera rivoluzione fosse smettere di considerare inevitabile la guerra? È da questa domanda che riparte il messaggio affidato alla marcia conclusiva della IV edizione del Festival della Pace di Baronissi, che chiude un percorso di iniziative dedicate alla cultura, al dialogo e alla partecipazione. Un cammino che porta nelle strade della città una presa di posizione precisa: non abituarsi alla violenza, non accettare l’indifferenza come risposta e continuare a costruire alternative concrete alla logica dei conflitti.
La pace, in questo scenario, non è soltanto un ideale da celebrare, ma una responsabilità che riguarda istituzioni, cittadini e nuove generazioni. Il Festival ha rappresentato uno spazio di incontro tra sensibilità diverse, con l’obiettivo di trasformare un tema spesso confinato nei grandi dibattiti internazionali in un’esperienza vicina alla vita quotidiana delle persone.
“Abbiamo voluto che Baronissi fosse protagonista di un messaggio che oggi non può essere rimandato, la pace si costruisce attraverso le scelte, la partecipazione e la capacità di riconoscere nell’altro una persona, mai un nemico – dichiara la Sindaca Anna Petta –. La marcia conclusiva racchiude il senso di questo percorso: camminare insieme significa rifiutare l’indifferenza e assumersi la responsabilità del mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli. La pace deve entrare nelle nostre comunità, nelle scuole, nelle relazioni e nelle decisioni delle istituzioni”.
Il percorso del Festival si accompagna anche a un risultato concreto sul piano del sostegno istituzionale. La Regione Campania ha infatti stanziato 10.000 euro a sostegno del Festival della Pace di Baronissi, attraverso un emendamento alla legge di bilancio regionale promosso dal consigliere regionale Giovanni Maria Cuofano.
“È un contributo importante per dare continuità a un progetto che mette al centro la crescita culturale e civile della nostra comunità – prosegue la Sindaca –. Ringrazio il consigliere Giovanni Maria Cuofano per aver sostenuto questa iniziativa. Crediamo che investire nella pace significhi investire nell’educazione, nella consapevolezza e nella capacità delle nuove generazioni di immaginare un futuro diverso. I valori hanno bisogno di essere sostenuti con atti concreti: questo finanziamento va nella direzione di rafforzare un impegno che non deve fermarsi alla conclusione del Festival”.
Al centro della riflessione anche il pensiero di Giorgio La Pira, il cui richiamo al sentiero di Isaia restituisce tutta la forza di un'immagine ancora attuale: trasformare le armi in aratri, gli strumenti della distruzione in strumenti di lavoro. Una visione che interpella il presente, mentre guerre e riarmo continuano a segnare lo scenario internazionale.
“Durante il mio intervento ho ricordato Giorgio La Pira, una figura alla quale sono profondamente legato, e il suo richiamo al sentiero di Isaia: il sogno di un’umanità capace di sostituire alle armi gli aratri, trasformando gli strumenti della guerra in strumenti di lavoro e di pace. Una visione che oggi torna con forza e ci interroga davanti agli arsenali che continuano a crescere e ai missili che continuano a seminare morte e distruzione. È da qui che dobbiamo ripartire: dagli arsenali di guerra agli arsenali di pace, dai missili alla costruzione del futuro, dalla paura al dialogo. Il Festival della Pace rappresenta un’occasione importante per ribadire un principio che dovrebbe guidare ogni nostra azione: la pace non può essere soltanto un auspicio, ma deve tradursi in impegno concreto, attenzione alle persone e promozione del dialogo. Ritengo che sostenere iniziative come questa, come Regione Campania, sia un atto doveroso, prima ancora che istituzionale. Investire nella pace significa investire nella cultura, nell’educazione delle nuove generazioni e nella costruzione di una società fondata sul rispetto reciproco”, dichiara il consigliere regionale del Gruppo consiliare Fico Presidente, Giovanni Maria Cuofano.
La chiusura della manifestazione lascia così aperta una prospettiva che va oltre le giornate del Festival, continuare a costruire occasioni di confronto, educazione e partecipazione, affinché la pace non resti un principio astratto, ma diventi parte integrante della vita della comunità. Perché la vera alternativa alla guerra non nasce soltanto dall’assenza delle armi, ma dalla presenza di diritti, opportunità, cultura e solidarietà. È questa la direzione che Baronissi sceglie di indicare: un futuro nel quale la pace non sia un’utopia da evocare, ma un progetto da costruire insieme, ogni giorno.

