Roma, la scossa dei proPal: nove scuole occupate in meno di un mese

"Alla lunga serie di occupazioni di scuole superiori stamattina si è aggiunta l’occupazione della sede del Liceo Palizzi in Piazzetta Salazar a Napoli. Nella città partenopea si allunga l’elenco di istituti occupati negli ultimi giorni: il Tito Lucrezio Caro, l’Umberto, il Sannazaro, il Mercalli, il Serra, l’Alberti, il Giordani-Striano, il Mazzini, il Margherita di Savoia, il Pansini, il Diaz, il Bernini De Sanctis, il Cuoco, il De Nicola, il Vittorio Emanuele II e il Genovesi dove gli studenti hanno allontanato un gruppo di neofascisti del Movimento Idea Sociale di Pino Rauty facendosi testimoni dello spirito antifascista che sostiene le rivendicazioni studentesche.


In Italia ormai il clima ribelle internazionale è stato intercettato dalle occupazioni delle scuole in diverse città, a Torino, Roma, Genova. Gli alunni si lamentano per gli edifici inagibili, le infiltrazioni di acqua, gli spazi scolastici non funzionali, il definanziamento dell’istruzione pubblica, il precariato dei docenti, le classi sovraffollate, i costi dei libri, l’assenza di una degna pausa-intervallo durante la giornata di lezioni, la soppressione della settimana dello studente, la sicurezza degli ambienti scolastici, il malfunzionamento delle palestre e dei bagni.
Le contestazioni studentesche si collegano agli avvenimenti delle ultime settimane in Francia e Spagna in relazione alle proteste eclatanti da parte di giovani studenti che coinvolgono operai, pensionati e interi settori popolari i quali stanno scendendo in piazza per condurre proteste determinate contro il degrado dell’istruzione pubblica, contro le spese militari, il carovita e la crisi abitativa.
Nello specifico la Francia sta assumendo una grande visibilità internazionale con cortei che coinvolgono in decine di città centinaia di migliaia di persone. La maggior parte delle scuole e delle università francesi sono state bloccate, i manifestanti alzano barricate in strada e non si fermano davanti alla polizia che ha effettuato oltre 6.500 fermi soprattutto tra gli studenti e l’85% degli arrestati nella regione parigina sono risultati minorenni: un numero così alto di arresti non veniva registrato dai tempi delle proteste francesi contro la guerra in Algeria agli inizi degli anni ’60.
Il professor Christian Laval ha dichiarato di non aver mai visto tanti giovani studenti con le manette ai polsi e ha denunciato la Grande Divisione di classe che esiste nel sistema educativo francese che separa gli istituti destinati ai giovani benestanti dagli istituti popolari frequentati dagli studenti meno abbienti e da molti ragazzi provenienti dalle famiglie straniere. La rivolta francese è dunque una rivolta di classe contro un sistema economico-politico che produce un sistema scolastico che alimenta disuguaglianze, competizione, segregazione sociale, mutilazione sociale, proletarizzazione dei docenti. Proprio con Laval i Cobas hanno organizzato a Napoli il 25 marzo dell’anno scorso, in collaborazione con l’Università Suor Orsola Benincasa, la presentazione del suo libro “La nuova scuola capitalista” tradotto dalla casa editrice universitaria e che vi invito a leggere.
Intanto alle mobilitazioni si è unita anche Greta Thumberg, la famosa attivista ecologista svedese, fondatrice del movimento Fridays fo Future, la quale dopo una recente tappa napoletana ha deciso di supportare i liceali parigini. I manifestanti francesi elencano numerosi disagi nei licei di periferia come la mancanza di aule, di servizi, di toilettes, di insegnanti, di personale amministrativo, di assistenti e di infermieri (non sanno che in Italia gli infermieri nelle scuole non li abbiamo e spesso neanche negli ospedali), chiedono la manutenzione degli edifici scolastici, parlano di strutture fatiscenti bollenti d’estate e ghiacciate d’inverno, contestano il Parcoursup, il sistema selettivo di accesso all’università, e contestano il sistema di stipendi inadeguati per i lavoratori della scuola.
La cosa che fa scalpore è che i maggiori sindacati francesi appoggiano la protesta giovanile con scioperi, adesioni alle mobilitazioni e denunce della violenta repressione poliziesca. Si sono attivati i sindacati degli insegnanti, dei lavoratori dell’energia, dei servizi pubblici, dei trasporti, così come anche i sindaci e i deputati della sinistra i quali affiancano i manifestanti nelle dimostrazioni e nelle richieste di ridurre i tagli ai servizi pubblici per introdurre maggiori imposte ai patrimoni e ai profitti delle grandi aziende. Cosa che non avviene in Italia laddove i grandi sindacati, i deputati e i sindaci spesso si tengono alla larga dal coinvolgimento nelle contestazioni popolari del mondo del lavoro e dell’istruzione se non diventano complici addirittura dei provvedimenti liberticidi ai danni della classi sociali subalterne protagoniste delle contestazioni.
Quanto sta avvenendo in Francia è il prosieguo dei numerosi cortei, scontri di strada, scioperi, occupazioni di scuole e università, avvenuti negli ultimi anni i quali hanno portato alla sospensione della riforma delle pensioni che innalzava l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Nel Paese accanto invece, l’Italia, come sappiamo l’età pensionabile è stata innalzata a 67 anni nel 2019. Si potrebbe anche riflettere sulla differenza stipendiale tra un docente di scuola francese e uno italiano che al momento dell’immissione in ruolo equivale a circa 400 euro in più, divario che aumenta fino a 1000 euro con l’avanzare degli scatti di anzianità. A proposito ultimamente “Il Fatto Quotidiano” ha lanciato la petizione “Il futuro non si arma, si insegna” che chiede l’aumento degli stipendi dei docenti italiani per adeguarli a quelli dei loro colleghi europei prendendo i soldi dalle spese militari del riarmo: https://www.ioscelgo.org/.../vogliamo-gli-stipendi-dei.../.
E naturalmente rientrano nelle proteste le rivendicazioni contro il genocidio in Palestina, contro l’aumento delle spese militari, contro i tagli all’istruzione pubblica, contro i provvedimenti del ministro leghista Valditara che propongono discriminazioni nei confronti degli alunni stranieri, contro il razzismo e l’istituzione dei Cpr (i Centri di permanenza per i rimpatri, luoghi di detenzione dei migranti più poveri che spesso si trasformano in luoghi degradanti di sofferenza e morte in cui gli stranieri sono trattenuti in condizioni disumane e privi dei diritti fondamentali).
Anche gli universitari sono in fermento e stanno piantando tende in decine di città da Milano a Lecce per sollevare la problematica abitativa. All’Università Federico II i ragazzi hanno piantato le tende per denunciare la mancanza di alloggi per i fuorisede, il caro affitti che pesa sulle famiglie e rivendicare il diritto allo studio per tutti, a prescindere dalla condizione economica di partenza.
Di seguito i prossimi appuntamenti delle mobilitazioni:
17 ottobre, in Francia mobilitazione nazionale contro il carovita sostenuta da studenti e sindacati; in Italia manifestazione nazionale “La via maestra” a Roma in difesa dei diritti costituzionali.
24 ottobre, manifestazione nazionale contro i CPR a Castel Volturno (Caserta).
30 ottobre, sciopero generale che si collega allo sciopero mondiale dei lavoratori portuali contro i traffici di armi e il genocidio in Palestina.
20 novembre, sciopero studentesco internazionale “Fight for your future, not their wars!”
Sarebbe il caso di fare in Italia come in Francia?

Prof. Paolo Esposito Mocerino – Componente RSU Cobas, IS Polo delle Arti “Caselli-Palizzi”  Page breakNapoli