Continua la riflessione sugli ottoni, al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli che, dopo aver ospitato la due giorni con il Maestro Enzo Turriziani, primo trombone solista della prestigiosa compagine dei Wiener Philarmoniker, una masterclass affollatissima di trombonisti di ogni ordine e grado di preparazione, con focus didattico-musicali di grandissima comunicatività, nel rispetto della tradizione dello strumento e conclusasi con qualche minuto di totale improvvisazione, tra lo stesso Maestro Turriziani e il Maestro referente, Nicola Ferro, in atmosfera di eccezionale relaxin, domani alle 18, in Sala Scarlatti, concerto d’eccezione con il quintetto brass della U.S. Naval Forces Europe And Africa, di stanza a Napoli.
Il gruppo è composto dal Sgt Dominic Muller e MU3 Christopher Wurst, trombe, Sgt Liam Hanna, corno, MU2 William White, trombone e MU1 Curtis Thornton, tuba e leader della formazione. Un concerto che verrà preceduto, in Sala Martucci, alle 15, da un omaggio al compositore Lorenzo Rocca, nell’ambito di un seminario di studi tenuto da Rosachiara Scala nel XL anniversario della morte, in collaborazione con la classe di canto del Maestro Daniela del Monaco, Carmen Fretti, Giulia Lepore, Bruno Prisco, Andrea Mocerino e Jennifer Santucci, con Francesco Capozzi al pianoforte, Collaborazione con la band della Nato che incontreremo, nella sua formazione maxima, il 23 ottobre. Un concerto, questo, fortemente voluto dal direttore Gaetano Panariello, e dall’intera direzione del San Pietro a Majella, a cominciare dal Presidente, Carla Ciccarelli, dal Vice-Direttore Carlo Mormile, in sinergia con il Maestro Luis Espinosa direttore della US Navy Band in Naples, dal Sergente Maggiore Antonio Fucile, Angelo Di Noi e il catalizzatore di questo progetto e Nato Member della Us Navy Naval Force, nonché docente di Trombone, Nicola Ferro.
Il concerto verrà inaugurato nel segno della contemporaneità con Escape, travolgente composizione scritta nel 2007 dal trombettista e compositore statunitense Kevin McKee, un brano di apertura caratterizzato da metriche miste, ritmi incalzanti e un’atmosfera squisitamente cinematografica che evoca una fuga mozzafiato mettendo subito a dura prova la precisione e l’intesa dell’ensemble. A seguire, la raffinata ed elegante Suite Impromptu di André Lafosse, figura di spicco e celebre docente del Conservatorio di Parigi, mostra la maestria dell'autore nel dosare i timbri attraverso quattro movimenti distinti: la solenne ed evocativa apertura dell'Epithalame, il canto nuziale dai toni caldi e nobili; la brillante Marche, intrisa di eleganza francese e scansione incisiva; l' Elegie, cuore lirico dell'opera dove il suono degli ottoni si fa morbido, intimo e nostalgico; e infine il Mouvement, un gioco contrappuntistico virtuosistico che esalta l'agilità di ciascuna sezione. Si torna poi alla penna di Kevin McKee con Iron Horse, un sentito omaggio in musica all'epopea dei grandi treni a vapore americani: il primo movimento, The Blue Goose, dipinge le atmosfere rarefatte, vaste e suggestive dei lunghi viaggi notturni attraverso armonie avvolgenti, mentre il secondo, Highball on White Pass, richiama nel gergo ferroviario il segnale di via libera alla massima velocità, restituendo con straordinaria spinta ritmica e meccanica la corsa del treno lungo le impervie vette montuose tra continui spunti virtuosistici. La seconda parte del concerto si aprirà su toni di profonda spiritualità con la celebre Ave Maria composto nel 1964 da Franz Beibl, una delle pagine più amate del repertorio corale del Novecento che, nell'adattamento per ottoni curato da Barker e Wurst, trasforma l'intreccio polifonico e il dialogo tra gli strumenti in una tavolozza sonora di eccezionale morbidezza ed elevazione contemplativa. A coronamento della serata, la celeberrima Suite Americana del trombonista e compositore uruguaiano Enrique Crespo, storico fondatore dei German Brass, che fonde la scrittura classica con la straordinaria ricchezza del folklore del continente: il Ragtime iniziale rende omaggio alla tradizione nordamericana con le sue spensierate sincopi e un tocco di ironia jazzistica, il Vals Peruano attinge alle melodie sudamericane alternando tempi ternari fluttuanti a una linea sensuale e avvolgente, mentre il finale Son de Mexico esplode in una festa travolgente dove i ritmi alternati in 3/4 e 6/8, gli squilli di tromba ispirati ai mariachi e un travolgente crescendo, conducono il pubblico verso un finale scintillante e di grande impatto emotivo.

