Ancora una volta Unisannio raggiunge il podio della Smart City University Challenge, organizzata dal laboratorio nazionale “Smart Cities and Communities” del Consorzio Interuniversitario Nazionale perl’Informatica, la cui fase finale si è tenuta a Brescia nell’ambito delle attività previste dalla Conferenza I-CiTies 2026.

Il team dell’ateneo sannita, composto dagli studenti Vittoria Medugno, Giuseppe Riccio e Lucia Simeone, del corso di laurea magistrale in Ingegneria informatica, coordinati dal prof. Eugenio Zimeo, si posiziona al 2° posto (dopo l’Università di Pisa) con il progetto FARO (First Alert Response Orchestration), una piattaforma a microservizi che integra IoT e crowdsensing a servizio della gestione delle emergenze (incendi, alluvioni, ecc.).

FARO è stato progettato per ottimizzare la sicurezza urbana superando il concetto di semplice alerting. Il sistema valuta le emergenze incrociando in tempo reale le segnalazioni dei cittadini via app con la telemetria di sensori locali (e con le informazioni provenienti da enti come INGV e Copernicus). Grazie a un motore di orchestrazione BPMN, il sistema automatizza i protocolli di emergenza, smistando le informazioni alle autorità di competenza per abbattere i tempi logistici di intervento.

Gli studenti si sono sfidati in diversi momenti e con diverse attività. Il progetto realizzato durante il corso è stato presentato ai tutor degli altri gruppi a fine luglio. Durante la conferenza, gli studenti si sono sfidati in un hackathon volto all’integrazione della propria soluzione con quella degli altri gruppi; hanno presentato la soluzione integrata a tutti i partecipanti della conferenza ed esposto e discusso un poster ad una commissione di valutazione. Infine, hanno sottoposto a valutazione un breve contributo scientifico che prevedesse l’integrazione della proposta con alcune tecniche e tecnologie innovative presentate dai ricercatori alla conferenza.

A confermare il valore dell’iniziativa sono le parole degli stessi studenti del team FARO: “Al netto della progettazione iniziale del sistema, l’hackathon di Brescia è stata la prova più impegnativa e al tempo stesso più formativa: integrare la nostra architettura con quella di team che avevano approcci completamente diversi, in poche ore, ha richiesto una grande capacità di adattamento e un problem-solving rapido per far dialogare tecnologie eterogenee. Dal punto di vista relazionale, l’esperienza ha evidenziato quanto le dinamiche umane contino al pari delle competenze tecniche. La necessità di trovare compromessi progettuali con altri team in tempi così stretti ci ha insegnato l’importanza dell’ascolto, della chiarezza espositiva e della mediazione. Portiamo a casa un risultato di cui siamo orgogliosi, e la soddisfazione di aver costruito un’infrastruttura con un potenziale di applicazione concreto e misurabile sul territorio“.