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Polla, la memoria diventa arte: al via la mostra fotografica "Quel che ...

“Quel che passa” è la mostra fotografica che raccoglie i lavori prodotti dalle studentesse e dagli studenti del Biennio di Fotografia per l’editoria dell’Accademia di Belle Arti di Roma durante le settimane di residenza a Polla nel mese di marzo e in quello di agosto.

La mostra nasce da una collaborazione del progetto Memoria Attiva con l’Accademia di Belle Arti di Roma. Il lavoro di residenza è stato curato dai professori dell’Accademia, Alessandro Imbriaco e Novella Oliana, coordinatori anche per la Mostra. Memoria Attiva è sostenuto da Fondazione Con Il Sud, realizzato da Associazione Voltapagina ODV, Pro Loco Polla APS, Comune di Polla e Cooperativa Sociale Iris, al fine di costruire un archivio di Comunità di Polla.

Gli studenti e le studentesse dell’Accademia nei giorni tra Marzo e Aprile 2026 sono stati a Polla per una settimana, producendo i propri progetti fotografici interagendo con alcune famiglie e abitanti di Polla, consultando l’archivio delle fotografie di famiglia raccolte dal Progetto, interagendo con altri materiali, luoghi, mestieri, abiti, case e oggetti a Polla. Durante i successivi mesi, i progetti hanno preso forma e corpo e da domenica 23 agosto i ragazzi e le ragazze sono tornate a Polla per allestire la Mostra presso il Cantiere 2 in Località Cappuccini.

La mostra sarà inaugurata sabato 29 Agosto alle 18.30. Dopo la visita alla mostra seguiranno buffet e un po’ di musica per socializzare e parlare di quello che è il risultato dei lavori.

I progetti della Mostra nascono da materiali e temi di Polla, nello specifico, abiti antichi e acconciature, cucina, fiume Tanagro, spopolamento ed emigrazione. Partendo da materiali d’archivio, genealogie, riti e saperi tradizionali, luoghi simbolici, spazi abbandonati e pratiche quotidiane relazioni tra individui, famiglie, associazioni e paesaggio sono stati sviluppati 11 progetti. Si va da installazioni basate sugli abiti e le acconciature, a shooting fotografici sull’abito da sposa antico, al censimento degli ingressi domestici o degli oggetti presenti in una casa tipica di Polla, a progetti su artigianato, emigrazione, fiume Tanagro e Ponte romano, fino alla cucina.

I progetti sono stati realizzati da: Baiming Zhang, Emma D’Alessandro, Federico Meloni, Francesca Atzori, Giacomo Coppa, Gianmarco Aquilani, Ludovica Mainolfi, Marika Dadi, Mattia Dell’Omo, Nicolas Veron, Santina Coralluzzo, Silvia Emiliani, Simona Murrone, Yingxin Teng.

QUEL CHE PASSA: “A Polla sta nascendo un archivio di comunità. Non è una formula: è una cosa che sta accadendo adesso, mentre queste fotografie sono esposte sui muri, e che continuerà ad accadere dopo che saranno tolte. Quel che passa è un progetto di didattica e, insieme, un contributo a un archivio che si sta formando e che il lavoro di ciascuno accresce. Il titolo nomina una condizione. Chi arriva è di passaggio: sta in un luogo per un tempo che non gli appartiene, incontra una frazione minima della comunità, lavora con quel che capita — una disponibilità, un rifiuto, una porta aperta per caso. Nessuno di questi lavori restituisce il paese; ognuno restituisce la relazione contingente in cui si è trovato. Dalla fotografia, in un contesto come questo, ci si aspetta quasi sempre qualcosa. Quando si lavora su un piccolo paese e sulla sua memoria, l’attesa è persino formulata in anticipo: la luce giusta sulle pietre, i volti anziani, gli scorci, la nostalgia come tono obbligatorio. La fotografia può fare anche altro, può non limitarsi a porre interrogativi o a confermare stereotipi: può spostare l’attenzione dove nessuno la stava mettendo, mostrare un dettaglio che non conferma niente, contraddire ciò che il luogo era stato “incaricato” di dire. Problematizza, invece di illustrare. È in quei momenti che smette di essere una conferma e diventa un attrito, e l’attrito è la cosa più utile che si possa consegnare a un archivio. Quel che passa continua a passare, ma qualcosa si ferma. Queste immagini restano a Polla, a disposizione di chi ci vive e di chi verrà dopo: non per confermare l'idea che il paese ha di sé, né quella che se ne fa chi arriva da fuori, ma per tenerle entrambe aperte”.

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