
Quarto appuntamento con la grande musica nel chiostro del Museo diocesano di Salerno, promossi da Salerno Classica e dall’Associazione Alessandro Scarlatti. Venerdì 17 luglio alle ore 20,30 l’Amor Brujo di Manuel de Falla e Appalachian Spring, di Aaron Copland, per la direzione di Francesco D’Arcangelo.
Quarto appuntamento dei Salerno Summer Concerts, una eterogenea rassegna di otto concerti, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. Venerdì 17 luglio, alle ore 20,30 prenderà il via la programmazione curata da Salerno Classica con la produzione “El amor brujo”, il balletto-pantomima scritto da Manuel de Falla e proposto nella versione iniziale del 1915. Questo capolavoro musicale rappresenta una delle opere più celebri di de Falla e si distingue per la sua fusione di elementi della musica classica e della tradizione flamenca andalusa. I gitani Rosa Celenta e Paolo Puglia, con la voce di Alina Di Polito, troveranno la loro perfetta simbiosi con l’ ensemble Salerno Classica diretta da Francesco D’Arcangelo. La versione originale del 1915 di El amor brujo di Manuel de Falla è un'opera in un atto e due scene, concepita originariamente per Pastora Imperio. Più cruda, intima e di forte spirito gitano, questa versione per piccola orchestra e voce solista (cantaora) include parti parlate. Nata su libretto di Gregorio Martínez Sierra e della moglie María Lejárraga, l'opera fu pensata per fondere musica sinfonica e canti popolari andalusi. lavoro narra le vicende di una giovane zingara, Candela, tormentata dallo spirito del suo defunto marito geloso, che tenta invano di allontanarla dal suo nuovo amore Carmelo. L'anima gitana è al centro della partitura, che include capolavori vocali e strumentali quali la Canción del amor dolido (che diverrà in seguito la Canción del fuego fatuo), Danza del fin del día (la prima, primordiale versione di quella che diventerà poi la celeberrima Danza rituale del fuoco), Romance del pescador. El amor brujo, pur essendo uno dei lavori di Manuel de Falla più amati dal pubblico, non riscosse un grande successo alla prima rappresentazione. Questa prima versione, una “gitaneria” per canto e danza scritta per la zingara andalusa Pastora Imperio, cantante e ballerina di flamenco di grande successo, si avvaleva di un organico orchestrale alquanto ridotto, in cui figuravano un flauto con obbligo di ottavino, un oboe, un corno, una cornetta, un pianoforte, il quintetto d’archi e, infine, alcune percussioni. Il compositore attribuì la causa dello scarso gradimento del pubblico, nonostante le positive recensioni sulla sua abilità nell’orchestrazione, alla scelta di questo organico, dettata dalla struttura architettonica del teatro, destinato alla rappresentazione di opere di prosa e, quindi, privo di una fossa in cui ospitare l’orchestra, tanto che decise di riorchestrare la partitura. De Falla rielaborò profondamente il lavoro nel 1919, eliminando le parti recitate, ampliando l'organico orchestrale, trasformandolo in un balletto da concerto più convenzionale ed eliminando alcuni numeri musicali minori. Dopo l’energico attacco orchestrale, Introduction y Escena (Introduzione e scena), in cui al pianoforte, al flauto, all’ottavino e all’oboe è affidato un motivo dal carattere ossessivo, il tremolo degli archi gravi fa da introduzione al successivo brano En la cueva (Dai gitani) che esprime le inquietudini causate dall’atmosfera notturna. In questo clima inquieto, accentuato dalla scansione delle ore, si erge il canto della zingara di Granata, Candelas, che intona la sua Canción del amor dolido (Canzone delle pene d’amore). Il senso di terrore diventa ulteriormente più intenso nel brano successivo El aparecido (Lo spettro) con l’apparizione dello spettro la cui immagine, delineata dal tema della tromba formato da note ribattute, sparisce immediatamente con le veloci folate lasciando, tuttavia, sopravvivere un seguito di stati d’animo angosciosi provocati dal ricordo inquietante degli amori defunti che, nella Danza del terror, si personalizzano intrecciando un ballo sinistro intorno a Candelas. La donna cerca di porre rimedio a questi incubi ricorrendo alla magia, rappresentata da un etereo motivo affidato alle trombe nel successivo brano El circolo magico (Il cerchio magico). Finalmente è Mezzanotte (Medianoche) e i rintocchi ricordano che è il momento opportuno per iniziare i sortilegi; la Danza rituel del fuego (Danza rituale del fuoco) per cacciare gli spiriti malvagi può così iniziare con i suoi ritmi ancestrali e quasi “barbarici”, a cui seguono motivi orientaleggianti nella Escena (Scena) successiva. Nei sortilegi interviene anche il fuoco il cui potere magico è richiamato nella successiva Danza rituel del fuego fatuo (Danza rituale del fuoco fatuo) alla quale segue una pantomima i cui personaggi diventano il malinconico violoncello e il dolce oboe. La Danza del juego dell’amor (La danza della gara amorosa) costituisce un ultimo momento di inquietudine con le cupe sonorità orchestrali prima che la gioia si possa finalmente liberare in Las campanas del amanecer (Le campane del mattino). Qui le campane annunciano la fine delle tenebre e i due amanti possono scambiare il loro pegno d’amore. L’incantesimo è, finalmente, sciolto e l’amore può così trionfare. La versione del 1915 resta tuttavia la più autentica per chi ricerca il colore crudo e "jondo" della tradizione andalusa. All’ Amor Brujo verrà accoppiato Appalachian Spring, di Aaron Copland, creatore di un proprio stile composito nel quale trovano posto musica classica e contemporanea, jazz e tradizioni popolari. Autore che vuole rendere accessibile a tutti il suo messaggio artistico, Copland abbandona lo stile austero delle sue prime composizioni per adottare un linguaggio che attinge a materiali popolari, orientato verso la musica per il teatro, per il cinema, e per il balletto. Appalachian Spring, più di ogni altro suo lavoro, si identifica con il carattere ottimistico americano. Nasce nel 1944 come “Ballet for Martha” e viene presentato alla Library of Congress di New York dalla compagnia della famosa danzatrice e coreografa Martha Graham. Nel 1945 riceve il Premio Pulitzer per la musica. Il balletto descrive una festa primaverile durante l’insediamento in una nuova fattoria in Pennsylvania; il linguaggio musicale, che alterna marcati tratti ritmici a momenti meditativi, evoca il clima semplice e laborioso dei pionieri dell’Ottocento e trasmette valori di positività e di fiducia nel futuro. I protagonisti sono una coppia appena sposata, un vicino di casa, un predicatore evangelista ed i suoi seguaci. Dall’orchestrazione originaria del balletto, Copland ricava una suite orchestrale composta da otto movimenti, il più noto dei quali è il penultimo, costituito da cinque variazioni sul tema “The gift to be simple”, l’inno della setta religiosa degli Shakers.
Il prossimo concerto, è in cartellone domenica 19 luglio, ore 20,30. La Associazione Alessandro Scarlatti propone Musica Nova á Quattro, con Xhudi Dodaj e Xhulja Dodaj, violini, Stela Bello, viola e Remino Sula, violoncello. La serata verrà aperta dal Quartetto in sol maggiore op. 77 n. 1 (Hob:III:81) scritto nel 1799 da Franz Joseph Haydn celebre per la sua freschezza inventiva, la maturità compositiva e l'energia ritmica. Il programma verrà completato dal Quartetto in re minore K 421 di Wolfgang Amadeus Mozart, composto nel 1783, dedicato proprio ad Haydn, l’amico e maestro più anziano che ebbe una profonda influenza sul suo stile compositivo