
Dopo il debutto dei giorni scorsi, sono in programma le ultime tre repliche di “Bro”, lo spettacolo scritto da Francesco Maria Siani, liberamente ispirato a La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès. Lo spettacolo andrà in scena da venerdì 6 a domenica 8 marzo 2026 al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno (via Incagliati, 2).
La regia è di Aniello Mallardo. In scena, Antonio Stoccuto. Aiuto regia e musiche originali, Mario Autore; consulenza scenografica, Sissi Farina; disegno luci, Virna Prescenzo; realizzazione elementi scenici, Giancarlo Minniti; organizzazione e amministrazione, Teatricomio Prodart.
“Bro” è un monologo teso e viscerale che attraversa alcuni dei nodi più inquieti del presente: la solitudine radicale, l’amore come possibilità di salvezza ma anche di perdita, le identità marginali, la violenza sociale, la radicalizzazione della rabbia e la seduzione del populismo. Sullo sfondo, l’indifferenza collettiva e quella zona ambigua in cui vittima e carnefice finiscono per confondersi.
Con una lingua sporca, nervosa, a tratti febbrile, il protagonista si libera in un flusso di parole che chiama direttamente in causa lo spettatore, ponendolo davanti a una scelta che suona come una responsabilità: restare ad ascoltare oppure andarsene, come hanno fatto tutti gli altri.
Sotto una pioggia che non bagna l’asfalto ma satura i pensieri, un uomo si muove nel vuoto di una strada che è, prima di tutto, un labirinto mentale. Ispirato a La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltès, Bro è un’invettiva rabbiosa e viscerale che trasforma il grido d’aiuto in un atto di ribellione politica.
Il testo attraversa diversi livelli di esclusione. La città viene divisa in due da un fiume. L’acqua si presta alla narrazione, torna quando c’è bisogno di separare i buoni dai cattivi: chi sta “dall’altra parte del fiume” (il luna park, le luci, l’illusione) e chi resta nella zona buia, degradata. È una metafora potente della frattura sociale. E poi c’è l’amore che Francesco Maria Siani descrive come qualcosa che non ha genere, non ha identità fissa, non ha confini. Gli undici quadri si legano gli uni agli altri senza mai perdere il tema centrale, l’abbandono che è ferita originaria.
Info e prenotazioni 334 7686331.