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Il libro "Damnatio memoriae" raccoglie i risultati di due anni di lavoro tra Agrorinasce e il Di

partimento di Architettura della Federico II. Al centro gli immobili sottratti alla criminalità e il loro riutilizzo, anche alla luce della demolizione di Palazzo Fienga.

Restituire alla città gli immobili sottratti alla criminalità organizzata, superando lo stigma del passato e trasformandoli in risorse per la collettività. È il percorso tracciato dal volume "Damnatio memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata", a cura di Mario Galterisi e pubblicato da Cratèra edizioni, presentato questa mattina al Comune di Torre Annunziata.

Il libro raccoglie i risultati di una ricerca durata due anni, nata dalla convenzione tra Agrorinasce e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il coinvolgimento dell’Amministrazione comunale. Uno studio che ha riguardato sia il sistema urbano dei beni confiscati sia i singoli immobili già assegnati, attraverso sopralluoghi, mappature e proposte di rifunzionalizzazione. L’obiettivo è individuare nuove destinazioni capaci di ricucire il rapporto tra questi spazi e il tessuto cittadino, con ricadute concrete sul piano sociale, urbanistico ed economico.

Il valore di questo percorso è stato sottolineato da Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al Ministero dell'Interno, che ha richiamato il significato della restituzione alla collettività di ciò che è stato sottratto alla criminalità. "La confisca definitiva è soltanto un passaggio. Ciò che conta è quello che viene restituito ai cittadini in termini di fruibilità. L'esperienza di Palazzo Fienga non riguarda soltanto la riqualificazione di una piazza e di un luogo simbolico, ma anche di tutto ciò che lo circonda. Quello che è stato sottratto ai cittadini onesti deve tornare ai cittadini onesti".

Una restituzione che, come ha evidenziato Gianfranco Tomao, prefetto componente della Commissione straordinaria che amministra il Comune, richiede un impegno condiviso. In un territorio segnato dallo scioglimento dell'Amministrazione comunale per infiltrazioni camorristiche, il lavoro delle istituzioni deve procedere insieme alla partecipazione della cittadinanza. "Il riutilizzo dei beni confiscati consente di arrivare alla riconquista del territorio. È un percorso che richiede la collaborazione di tutte le istituzioni, ma anche la partecipazione dei cittadini, chiamati a fare la propria parte, a cominciare dai comportamenti quotidiani. Ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto da Agrorinasce e dal Commissario Straordinario Prefetto Priolo per il lavoro sui beni confiscati e in particolare per la demolizione di Palazzo Fienga e la rigenerazione dell’area nella nuova piazza della città".

Sulla stessa linea Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, che ha indicato nel riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati un passaggio decisivo nella lotta alla criminalità organizzata. "Il contrasto non si fa soltanto attraverso l'impegno della polizia giudiziaria, delle forze dell'ordine e della magistratura, ma anche con l'azione sinergica di tutte le istituzioni che governano il territorio. La confisca dei beni deve essere accompagnata soprattutto dal loro riutilizzo per fini sociali, che rappresenta un'occasione di rilancio per il tessuto sociale ed economico di una realtà come Torre Annunziata".

Un processo complesso, che non si esaurisce con la confisca e che richiede controlli e accompagnamento in tutte le sue fasi. A Torre Annunziata sono 47 i beni confiscati. Stefania Rodà, vicario della Prefettura di Napoli, ha ricordato il protocollo sottoscritto con Agrorinasce per rafforzare le verifiche sulle imprese incaricate dei lavori di manutenzione e ristrutturazione degli immobili. "La Prefettura accompagna il bene confiscato e il lavoro di Agrorinasce in tutto il percorso, attraverso controlli specifici sulle ditte chiamate a intervenire sugli immobili, affinché possano essere restituiti alla comunità per finalità sociali. La dott.ssa Rodà, infatti, ha ricordato la stipula del protocollo di legalità tra la Regione Campania, Agrorinasce e il Comune di Torre Annunziata proprio sul tema dei beni confiscati e delle procedure di appalto".

Tra le esperienze che segnano il cambiamento in corso c'è quella di Palazzo Fienga, per anni simbolo del potere criminale e oggi al centro di un intervento di demolizione e riqualificazione. Giuseppe Priolo, prefetto e commissario straordinario per la sua riqualificazione e rifunzionalizzazione, ha ricordato il percorso che ha portato a un risultato a lungo considerato difficile da realizzare. "Per Torre Annunziata è stata fondamentale l'esperienza di Palazzo Fienga, noto un tempo come Fort Apache. Era confiscato da undici anni e fino a pochi mesi fa sembrava impensabile arrivare alla demolizione. Quanto realizzato dimostra che, quando lo Stato opera facendo squadra, può raggiungere risultati importanti. Dove c'era il fortino della camorra ci sarà uno spazio per tutti i cittadini". All’intervento del prefetto è seguita la presentazione dell’esercito sull’opera di demolizione svolta e ormai in fase di ultimazione. Come sottolineato la demolizione di Palazzo Fienga è la più grande opera di demolizione svolta dall’Esercito negli ultimi anni. Dopo la presentazione dei militari è seguita la presentazione dell’ing. Iovino della struttura progettuale dell’Agenzia del Demanio della nascente Piazza della Legalità

È proprio a partire dalla trasformazione di quest'area che si apre una nuova fase per la gestione dei beni confiscati in città. Per Maria Antonietta Troncone, presidente di Agrorinasce, il volume rappresenta un bilancio delle attività avviate dopo l'adesione del Comune alla società nel 2024, ma soprattutto uno strumento per orientare gli interventi futuri. "È importante ricostruire quanto è stato realizzato e guardare ai beni ancora in corso di assegnazione. L'obiettivo è armonizzare la nuova geografia del territorio dopo la demolizione di Palazzo Fienga, dando una destinazione coordinata agli immobili confiscati nell'area circostante. Un processo di rigenerazione urbana che potrà creare nuovi luoghi di aggregazione per la cittadinanza".

Una prospettiva che richiede programmazione e continuità. Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce, ha sottolineato il valore del lavoro svolto in questi due anni e della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. "Presentiamo il lavoro svolto nel Comune di Torre Annunziata, ma anche un'esperienza che mette insieme tutti i soggetti impegnati su un tema così delicato. La collaborazione con il Dipartimento di Architettura ci ha consentito di affiancare alla nostra esperienza progetti e ipotesi di recupero. Torre Annunziata apre una finestra sull'area napoletana, dove abbiamo trasferito un'esperienza maturata in quasi trent'anni di attività nel territorio casertano. È un laboratorio fondamentale: oggi i beni sono circa una trentina, ma ne arriveranno altri e sarà necessario lavorare alla loro valorizzazione e programmazione anche nei prossimi anni. Un lavoro, conclude l’AD Allucci che vuole vedere protagonisti le realtà sociali del territorio e anche le istituzioni scolastiche per rendere protagonisti i giovani".

È in questo quadro che si inserisce il contributo dell'Università Federico II, chiamata a mettere a disposizione competenze scientifiche e progettuali per immaginare nuove funzioni e nuove relazioni tra gli immobili e la città. Marella Santangelo, direttrice del Dipartimento di Architettura, ha ricordato come la ricerca sia nata proprio dalla volontà di affiancare allo studio scientifico un'attività concreta di recupero. "L'idea di questo volume parte dalla richiesta di lavorare insieme avanzata da Agrorinasce, con l'obiettivo di dare un'impronta di ricerca scientifica a un lavoro molto concreto sui beni confiscati. La mappatura ci consente di guardare le cose nel loro complesso: non il bene in sé, ma il bene, l'intervento su di esso e le ricadute simboliche e concrete sulla città. È un modo per immaginare la trasformazione del territorio con occhi diversi, quelli dell'Università".

Il lavoro di ricerca è stato illustrato da Mario Galterisi, dottore di ricerca del Dipartimento di Architettura e curatore del volume, che ha ricostruito le diverse fasi dello studio. "Il libro è uno dei risultati di una convenzione di ricerca tra Agrorinasce e il Dipartimento di Architettura della Federico II. Un processo durato due anni ha visto lo sviluppo di uno studio sia a livello urbano sul sistema dei beni confiscati a Torre Annunziata, sia con un approfondimento sui singoli beni assegnati per via amministrativa da Agrorinasce".

A illustrare il metodo seguito nella realizzazione del volume è stata anche Francesca Di Fusco, dottoranda in Architettura e autrice della ricerca, che ha ricordato il lavoro di conoscenza del territorio attraverso sopralluoghi e indagini, a partire dalla mappatura degli immobili confiscati, presentando le ipotesi progettuali di due importanti beni confiscati in primis la cosiddetta ‘Villa Adele’ confiscata al clan Tamarisco.

Anche l'informazione ha un ruolo nel rendere visibile questo percorso e nel raccontarne gli effetti alla cittadinanza. Gianni Bianco, vicedirettore del Tg3 e moderatore dell'incontro, ha sottolineato l'importanza di comunicare i risultati raggiunti. "Comunicare il recupero di beni confiscati in un territorio complesso come Torre Annunziata è fondamentale non soltanto per il dovere di informare, ma anche per i cittadini. Il riutilizzo di questi immobili ha un valore enorme perché contribuisce a far ritrovare fiducia nelle istituzioni. Una fiducia che nasce dai fatti concreti e che, quando diventano notizia, può alimentare un circuito virtuoso".

Il seminario ha registrato anche la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine del territorio e di numerosi studenti delle scuole cittadine. Presenti le delegazioni dell'IIS "Marconi", accompagnate dal dirigente Agata Esposito, dell'ISA "De Chirico", con la dirigente scolastica professoressa Rosalba Robello, e dell'Istituto superiore "Graziani-Cesaro-Vesuvio", accompagnate dalla dirigente professoressa Annamaria Pisciuneri. Gli studenti di quest’ultimo istituto non si sono limitati a seguire i lavori, ma hanno curato anche l'accoglienza degli ospiti, contribuendo all'organizzazione della giornata. Una presenza che ha dato all'iniziativa anche una dimensione educativa, portando il tema della legalità e della restituzione dei beni alla comunità direttamente tra i giovani.

Il volume affronta il rapporto tra gli immobili confiscati e la città, ricostruendone le caratteristiche e le possibilità di riuso. Tra i casi esaminati figurano Villa Adele e l'immobile di via Cuparella, per i quali sono stati elaborati scenari di rifunzionalizzazione e nuove ipotesi di utilizzo pubblico. La ricerca considera anche la trasformazione dell'area interessata dalla demolizione di Palazzo Fienga, nella prospettiva di una nuova configurazione urbana.

All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, gli architetti autori del volume Ermanno Bizzarri, Fabiola Cristalli, Francesco Casalbordino, Sara Riccardi e Francesco S. Sammarco. Il seminario è stato curato da Giovanni Allucci, Marella Santangelo e Mario Galterisi.

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