Nei giorni scorsi, il Complesso Monumentale di Donnaregina ha fatto da sfondo alla decima edizione del SaFF – Social Action Film Festival, che ha visto la straordinaria partecipazione di Trudie Styler in qualità di ospite d'onore. Nel corso del festival è stato proiettato il suo documentario “Posso entrare? An Ode to Naples”, un'opera d'amore dedicata al capoluogo partenopeo.
In questa occasione speciale, il giornalista e scrittore Michelangelo Iossa ha incontrato la produttrice, regista e attivista britannica per consegnarle ufficialmente una copia del suo volume "Non siamo napoletani. I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli" (Edizioni MEA), all'interno del quale l'autore le ha dedicato un intero capitolo-ritratto.
Visibilmente commossa ed entusiasta per il dono, la regista nata a Birmingham ha espresso parole di profondo affetto per la città:
«Sono felice e onorata di essere annoverata tra i non napoletani che hanno reso grande questa meravigliosa città, che ha letteralmente catturato la mia anima. Quando mi è stato proposto di realizzare un documentario, sono arrivata a Napoli come una ‘tela bianca’. Le persone hanno iniziato ad accogliermi come se fossi un ospite gradito e sono rimasta profondamente colpita da questa generosità. Voi a Napoli avete il senso di comunità più forte che io abbia mai sperimentato in qualsiasi parte del mondo. Sono felice di essere sulle pagine del libro di Michelangelo: ormai mi sento una napoletana a tutti gli effetti!».
L'omaggio dello scrittore sottolinea il garbo e la delicatezza con cui la filmmaker inglese ha saputo accostarsi alla complessità napoletana, come ha ricordato Michelangelo Iossa nel corso del suo incontro con la regista:
«Trudie Styler ha affrontato la sfida del documentario con il più formidabile degli strumenti anglosassoni: l’educazione. Il suo lavoro del 2023 si intitola infatti "Posso entrare? An Ode to Naples": notate il punto interrogativo. Un’inglese che chiede il permesso. Ed è così, in punta di piedi, che ha conquistato la città.
Ha applicato il metodo giornalistico più antico e nobile: fare un passo indietro e lasciare che siano i locali a parlare. La macchina da presa della Styler diventa un confessionale laico dove sfilano i protagonisti di una trincea quotidiana: da don Antonio Loffredo a Francesco Di Leva, da Roberto Saviano a Jorit, cadenzati dalla colonna sonora di Clementino. Ma Trudie non ha cercato solo le celebrità: ha scovato le "forti guerriere" che difendono i diritti delle donne, i venditori di castagne, e persino Antonio, un reduce delle leggendarie Quattro Giornate.
Ecco il segreto: lo sguardo fresco dello straniero che osserva il caos organizzato e non vi cerca il difetto, ma la compassione e il dettaglio. Trudie Styler non è venuta a spiegarci la città, è venuta a leggerla con rispetto. E per questo merita una sedia d'onore in questa galleria di personalità che hanno reso Napoli ancora più grande agli occhi del mondo».