
di Gennaro Savio
Il terribile terremoto che ha colpito Pozzuoli e per cui esprimiamo profonda e sentita solidarietà umana e sociale ai nostri fratelli puteolani in lotta in questi giorni per vedersi riconosciuto il diritto alla casa e sollecitare interventi concreti al governo Meloni latitante da tre anni sulla questione bradisismo, da un lato ha dimostrato quanto sia diventato deleterio per lo Stato italiano stanziare milioni e milioni di euro per abbattere le case di necessità dei cittadini della regione Campania, quando invece tutti i fondi disponibili dovrebbero essere utilizzati per mettere in sicurezza l’intero patrimonio abitativo campano, dei campi Flegrei e delle isole del Golfo di Napoli e, dall’altro lato, invece, ha attestato inequivocabilmente, numeri alla mano, quanto lo Stato, attraverso le demolizioni, crei molti più danni di quelli che può provocare una scossa tellurica di magnitudo 4.7.
Infatti mentre il terremoto dai primissimi dati resi noti ha causato inizialmente lo sfollamento di 150 famiglie, saranno 800 i nuclei familiari dell’area Flegrea che prossimamente verranno sbattuti per strada a seguito dell’abbattimento delle proprie case, conseguenza diretta del protocollo d’intesa sottoscritto dalla Procura della Repubblica di Napoli e dal sindaco Gaetano Manfredi. E così, incredibile a dirsi, lo Stato provocherà un danno cinque volte maggiore rispetto alla scossa tellurica di magnitudo 4.7 che ha causato terrore, crolli e feriti anche gravi in terra Flegrea.
Stando ai numeri, e non alle chiacchiere, mentre a Pozzuoli sono già circa 700 gli sfollati del sisma per cui va immediatamente individuata un’alternativa abitativa, per gli 800 abbattimenti di case previsti nell’area Flegrea, si stima che i nuovi senzatetto potrebbero essere oltre 2.000. Ma ci rendiamo conto o no di questi numeri impressionanti in un’epoca di povertà dilagante tra le famiglie lavoratrici, uniche e sole destinatarie degli ordini di demolizione, e di profonda crisi abitativa in tutta la regione Campania? Ma veramente lo Stato pensa di mandarci tutti sotto i ponti? Ma con quale coscienza umana e politica? Possibile che ai danni provocati dal bradisismo, anziché mettere in sicurezza tutto il patrimonio abitativo esistente iniziando ad abbattere i mastodontici immobili della grossa speculazione edilizia affaristica e dei palazzinari, dobbiamo aggiungerci quelli di gran lunga superiori che provocheranno le demolizioni di case abitate da trent’anni a questa parte e in cui ormai al loro interno ci vivono i figli o i nipoti, quindi abitate dalla seconda o dalla terza generazione, di chi all’epoca è stato costretto a costruire senza licenza edilizia dallo Stato inadempiente che non ha dato ai cittadini la possibilità, attraverso l’adozione degli strumenti urbanistici necessari, di costruire o ampliare un immobile nella legalità fomentando così, ovunque, il proliferare dell’abusivismo edilizio il quale, tra l’altro, in Campania come in genere nel centro-sud Italia, ha fatto le fortune elettorali della classe politica degli ultimi quarant’anni? Come può il sindaco di una città come Napoli sottoscrivere un protocollo che causerà la demolizione di 800 case senza porsi, politicamente e amministrativamente parlando, la domanda di quale futuro avranno i circa 2.000 sfollati che da un giorno all’altro si troveranno senza l’abitazione in cui vivono da trent’anni?
Anziché rendersi complici delle demolizioni col loro silenzio assordante, cosa aspettano i sindaci della regione Campania, dell’area Flegrea e delle isole del Golfo di Napoli, a farsi sentire e a pretendere dal governo centrale l’adozione di una soluzione politica a questa tragedia? Come fanno a continuare ad ignorare che in pochi anni si ritroveranno con decine di migliaia di sfollati loro concittadini che non sapranno dove andare vivere?
Ovviamente, e questo ci teniamo a ribadirlo, nessuno mette in discussione il principio di legalità. Nessuno pretende che l’abusivismo edilizio diventi la regola, e ci mancherebbe. Ma è intellettualmente disonesto fingere di ignorare che il fenomeno dell’abusivismo nel Mezzogiorno relativo alla costruzione o all’ampliamento delle case di necessità, ha radici storiche, sociali e politiche che nulla hanno a che vedere con la speculazione edilizia organizzata o affaristica.
Si tratta di un fenomeno che, così come abbiamo avuto modo di dimostrare più volte, non hanno voluto i cittadini che ne sono vittime e non carnefici, ma lo ha voluto la politica degli ultimi quarant’anni che per questo andrebbe processata e condannata. Un fenomeno generato dalla politica e che ora la stessa politica deve risolvere assumendosi finalmente le proprie responsabilità.