
Giovedì 25 giugno, alle 21, al Trianon Viviani va in scena Storia ‘e na guerra ‘ncapa, l’originale versione ritmica di Paolo Romano (ShaOne) dell’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij, per la regia di Mariano Bauduin.
La Storia del Soldato è un’opera da camera composta nel 1918. Stravinskij si è trasferito in Svizzera ed è in difficoltà finanziarie, perché anche nel Paese neutrale si è riverberata la crisi economica innescata dalla guerra mondiale. Il compositore decide di allestire uno spettacolo attrattivo e completo, facilmente trasportabile e allestibile ovunque. Pensando così a un’opera con balletto e orchestra sinfonica, riduce genialmente ogni elemento della macchina teatrale, dimostrando quanto la creatività possa alimentarsi con i vincoli produttivi.
Stravinskij parte dall’orchestra, che riduce drasticamente scegliendo due strumenti per famiglia orchestrale (quello dal registro più acute e quello dal registro più grave): un violino e un contrabbasso per gli archi, un clarinetto e un fagotto per i legni, una cornetta a pistoni e un trombone per gli ottoni. Giusto sei strumenti ai quali si unisce un settimo musicista per le percussioni. E in scena prevede solo un Narratore, che interpreta anche i varî personaggi, e una ballerina.
Sul piano drammaturgico, con il libretto dell’amico scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, Stravinskij si ispira a due fiabe popolari russe amate, raccolte da Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev: Il Soldato disertore e il Diavolo e Un Soldato libera la Principessa. Protagonista è il soldato Joseph. Il Diavolo, presentatosi sotto mentite spoglie, lo inganna con false promesse, ma gli dà comunque la possibilità di vivere nuove esperienze e avventure.
Musicalmente Stravinskij usa liberamente i linguaggi: dal corale bachiano alle danze del tempo (il tango e il valzer), ma guarda anche al ragtime, l’ultimo grido venuto dagli Stati Uniti per il quale nello stesso periodo compone un brano per undici strumenti.
In questo allestimento al Trianon Viviani, prodotto dalla stessa fondazione teatrale in collaborazione con Sanitansamble, Paolo Romano (ShaOne) rielabora il libretto originale con una versione ritmica che guarda anche al rap. «Romano ha colto in pieno la fungibilità linguistica, creando assonanze e colori del tutto rispondenti alle nostre volontà di continuare a sperimentare l’uso della voce», spiega Bauduin, che firma anche lo spazio scenico.
Sul rap, come ultimo linguaggio non convenzionale, il regista prosegue: «È un mezzo per comunicare rivoluzionario, una necessità espressiva che rompe quella “globalizzazione” che è intervenuta così pesantemente sia sul linguaggio sia sulla musica. Figlio della contemporaneità e del rifiuto, respinge in modo assoluto omologazioni di natura espressiva. Soprattutto da quando l’umana “tradizione orale”, per sua natura epica e ispirata, è stata demandata a quei mezzi di comunicazione che fondano la loro forza sulla più completa assenza di valori e di ideali».
Con gli stessi Mariano Bauduin e Paolo Romano, sono in scena Gabriele D’Aquino, Rebecca Furfaro, Laura Gagliardi e Maurizio Murano.
L’ensemble musicale, diretto da Francesco D’Ovidio, è composto da Arturo Viola (clarinetto), Domenico Brasiello (trombone), Francescopaolo Balestrieri (fagotto), Francesco Solombrino (violino), Vincenzo Leurini (cornetta a pistoni), Vincenzo Lo Conte (contrabbasso) e Grazia Grazioso (percussioni).
I costumi sono di Paolo Romano, le coreografie di Laura Gagliardi.
L’allestimento è a cura di Alberi di Canto teatro. La segretaria e assistente di produzione è Elena Ansalone.
Lo spettacolo, messo in scena in occasione della Festa della Musica, è a ingresso libero.
Scarpetta dopo Scarpetta. Un secolo di ritorni e avventure sulle scene
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Ingresso libero.