Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

Stampa
Visite: 241

Ondanueve String Quartet | Quartetto d'archi | Live concerts

 

di AMEDEO FANTACCIONE

Ieri sera presso la spendida Chiesa del Gesù di Castellammare, è andato in scena lo splendido spettacolo “LuxAnimae”. Sul suggestivo altare di una delle più belle chieste di Castellammare si sono alternati Marina Bruno, Ondanueve String Quartet e l’ospite di eccezione Mariano Rigillo, facilitati nella loro esibizione dall'acustica quasi perfetta dell'antico luogo di culto. 


Non mancano davvero i fattori artistici alla genesi di questo percorso musicale, frutto di un incontro a lungo cercato da tutti i protagonisti, che negli anni hanno già avuto occasione di collaborare e di conoscersi. Parliamo di Marina Bruno, protagonista de “La gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, dalla eclettica personalità vocale e solidissima carriera, e del quartetto d’archi Ondanueve String Quartet, formazione di grande esperienza e dalle illustri collaborazioni (Ferzan Özpetek e Paolo Sorrentino, per citarne un paio).
Nell’occasione, si sono uniti Giuseppe Di Capua al sintetizzatore e Riccardo Schmitt alle percussioni, bracissimo in tutta la sua performance. Parte del progetto è anche Francesco Rivieccio, giovane attore ed autore teatrale che spazia dal teatro di tradizione alle nuove tendenze, e che ha curato la drammaturgia e la messa in scena del progetto.
Semplice e discreta la presenza dell’attore Mariano Rigillo, dalla carriera sconfinata, che ha accettato con entusiasmo di far parte di questo spettacolo ricco di stimoli artistici, a cavallo tra il teatro e la musica.
L’artista Marina Bruno ha  affermato:
“LuxAnimae è un viaggio nella bellezza, tra la musica sacra, profana, etnica, una vera eterogenea ricchezza: si spazia dal barocco, al pop, al contemporaneo, al tango, alla tradizione popolare portoghese. È musica che proviene da tutto il mondo, che mescola stili ed epoche diverse tra loro. Si può definire un “frullato” energetico in questo periodo di buio.”
Ecco come nasce LuxAnimae:
“Il progetto nasce in piena pandemia, con Andrea Esposito, violinista dell’ Ondanueve String Quartet, con il quale ho lavorato a distanza, durante il lockdown, con il desiderio di creare qualcosa di nuovo, insieme. Abbiamo elaborato il repertorio con un continui scambio “virtuale”, fatto di videochiamate e messaggi attraverso ogni mezzo. Il primo “vagito” di LuxAnimae è stato il ‘Magnificat’ di Marco Frisina, che abbiamo avuto la forza di registrare (producendo anche uno straordinario audiovisivo) al cimitero delle Fontanelle, a Napoli.
Emozione pura. In seguito il programma si è ampliato ad altri autori come Giulio Caccini, Charles Gounod, Astor Piazzolla. Cercavamo di trovare un percorso tra i vari brani ed abbiamo quindi chiesto al regista Francesco Rivieccio di curare la drammaturgia con testi che si alterneranno alle canzoni.”
Il trait d’union tra le musiche, tra sacro e profano, è stato individuato dal regista Rivieccio in due elementi principali, che possiedono in nuce questa liaison: la Sibilla ed il frutto del melograno.
La sibilla, non quella Cumana o di qualche altra località, ma semplicemente una sibilla, una zingara con potere divinatorio, è la protagonista dei racconti. Associata al bene, poichè per sibilla s’intende una vergine ispirata da Dio, e quindi al sacro; ciononostante, essa racchiude anche un aspetto profano, perchè dotata di virtù profetiche, e si sa che predire il futuro è proprio del male, ossia del profano.
Il frutto del melograno si trova spesso in dipinti e statue di Madonne, tra le loro mani, come per esempio in quella nel Duomo di Napoli. La melagranata ha un duplice ruolo, parla di vita e di morte, è simbolo di fecondità e custodisce piccoli chicchi che, secondo molte leggende,
sono capaci di predire il numero di gravidanze di una donna; addirittura, poi, anche uno solo di essi sarebbe capace di fecondare una vergine, solo per averlo raccolto e tenuto in grembo. Allo stesso tempo, però, il mito di Persefone ci dice che la dea riuscì a discendere gli Inferi e diventare la sposa di Ade, re dei morti, solo dopo aver mangiato sei chicchi di melagrana.
Due figure, Sibilla e Melograno, sacro e profano, entrambe legate alla figura di Maria.
Al di là dei temi suggestivi della trattazione, resta la bravura degli orchestrali, che da la dimensione dei progressi dei musicisti partenopei, che sembrano vivere un nuovo ed importante magic moment. Peccato che a causa della pandemia lo splendido spettacolo sia stato al solo appannaggio di una cinquantina di fortunatissimi spettatori

Autenticati