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Pagamenti cashless, tra costi di gestione e incentivi - QdS

di ROSSELLA RETTURA

Solitamente la gente si occupa di altre cose! Essa trascorse ore, ogni giorno, in metropolitana, tram, treno, anche camminando per strada, immersa nella lettura. Sceglie, quasi sempre, di leggere di complotti inesistenti, di gossip, di politica nazionale, di sport o di ciarpame di massa; raramente si interessa di economia.

Tutti pensano, per esempio, che le obbligazioni subordinate siano un prodotto diabolico, una sorta di orrenda invenzione di oscuri stregoni della finanza di quattro sciagurate “banchette” locali. In realtà, sono prodotti diffusi sul mercato, che le banche, tutte le banche, da anni li emettono. Avere un minimo di cultura finanziaria ci metterebbe al riparo dalla mancata conoscenza che tali
obbligazioni, ovverosia i debiti delle banche nei nostri confronti, sono subordinate, rimborsate, dove fosse possibile, per ultime in casi di dissesto. (secondarie ai loro possessori e/o azionisti). In questo epocale disordine, perché stiamo, indubitabilmente, entrando in un postribolo economico di portata storica, abbiamo diverse correnti di pensiero. Svariate sono le correnti di pensiero e contrapposte! Da qui si apre uno scenario penoso.... ma cerchiamo di fornire al nostro lettore alcuni punti cardine e cercare di rimuovere qualche grado di miopia acuta. Possiamo dire, con molto semplicità, che il bilancio di una Banca è composto, come tutti i bilanci di ogni società al mondo, da: Stato Patrimoniale e Conto Economico. Lo Stato Patrimoniale, a sua volta, è composto da due colonne (Attivo e Passivo). La sciagura di un risparmiatore dipende dalla colonna di sinistra (l’attivo), e non come ritiene la maggior parte delle persone che il decesso di un risparmiatore dipende dalla colonna di destra (raccolta- passivo).
Il vero nocciolo del problema sta nel comprendere che una banca è legata a un difficile equilibrio tra le due colonne. Un banchiere deve compiere il mestiere più difficile al mondo. Deve, cioè, correre un rischio (quello di prestare i soldi sulla colonna a sinistra) ma al contempo evitarlo (perché se sbaglia a prestarli distrugge l’altra colonna).
I Conti Economici delle Banche (differenza tra costi e ricavi) sono in perdita. Sono in perdita perché sono state “adulterate” le regole del fare merito creditizio. Quei banchieri (quasi tutte le banche Italiane commerciali o ratail e finanziarie erogatrici), che hanno scelto di premere la leva sul credito, concedendo prestiti esagerati a soggetti che non potevano permettersi di restituirli, invece di premere la leva sulla tutela dell’altra colonna.... tutto questo in cambio “garanzie”. La gente dice che per vere un credito in banca il solo modo è dare garanzie, non sapendo che quel modo, usato anni fa, è il principale responsabile del “disastro economico” in corso.
Oggi i bilanci delle banche sono pieni, per centinaia di miliardi di euro, di spazzatura: tecnicamente si chiamano posizioni all’incaglio, in sofferenza e via discorrendo. La banca deve essere avversa al rischio. Quindi fa bene a negare il credito quando non ci sono le basi del merito creditizio; quel merito dipende da due regole: il reddito e il patrimonio collegato al progetto d’impresa. Guai a fare stare in piedi una operazione di finanziamento sulle garanzie, è solo un collaterale e come tale va utilizzato. Spesso si ci riempie la bocca di termini inglesi come: Yigh Yeld Bond oppure Portfolio. Diversification, per far notare al proprio interlocutore la propria egemonia intellettuale in tali ambiti. Il linguaggio esclusivo è, spesso, usato, come anche in politica, per non fare capire di proposito. Mentre basterebbe semplicemente spiegare qual’è la relazione tra “rischio e rendimento” e la “diversificazione del rischio”; spiegare la differenza che passa tra obbligazione, cioè il possesso di un titolo di debito, e una azione, ovvero il possesso di un titolo di capitale proprio o patrimonio e tanto altro... L’articolo 47 della nostra Costituzione tratta del risparmio; in esso, riferendosi “all’esercizio del credito” dopo le parole “disciplina e coordina” vi è anche “controlla”. Ai tempi in cui si scrisse la nostra Costituzione nessuno mai avrebbe pensato che la Banca d’Italia sarebbe diventato un’Istituzione di diritto pubblico strano, in cui il controllore diventa anche controllato e viceversa. Oggi i nostri politici e non solo favoriscono l’adozione della moneta elettronica, dipingendola in termini positivi, spiegandone l’utilità ai fini della lotta al nero e all’evasione: benvenuti nell’era dell’economia cashless (senza contante). Supponiamo che domani sia legge l’abolizione del contante e che il denaro possa transitare solo sulla rete. Poi, supponiamo che si verifichi una crisi finanziaria perché il Margin Debt [è la somma della quantità di denaro che le istituzioni hanno dato a prestito per acquistare titoli azionari sul NYSE. New, York Stock Exchange, cioè la borsa di New York] avrà raggiunto livelli non più sostenibili o difendibili dalle banche centrali. Come conseguenza, crolleranno sia il mercato azionario sia quello obbligazionario, con una “crisi” che farà impallidire quella del 2008. In quel momento, le autorità monetarie avranno una arma prima impossibile: la ricapitalizzazione del sistema; quindi si avrà un ulteriore ribasso dei tassi sui depositi in conto corrente e nessuna legge in matematica finanziaria impedisce di andare sotto lo zero, cristallizzando il sistema e avendo un’implosione del sistema stesso; mentre, per rendere le banche più sicure sarebbe idoneo un aumento consistente delle riserve di capitale. Quel crac sarà quindi “vinto” di nuovo da sistema finanziario globale, ossia noi contribuenti dovremmo pagare un’altra volta prima che il sistema riparta, con una maggiore difficoltà... la moneta elettronica. L’inserimento obbligatorio della moneta elettronica comporterebbe un ulteriore assottigliamento dei nostri, già esegui, margini di privacy, fino al loro sostanziale azzeramento. E’ noto, infatti, che la grande massa di dati sulle nostre abitudini di consumo, derivanti proprio dell’uso dei mezzi dei pagamenti elettronici, venga utilizzato da alcune società specializzate per profilature di massimo dettaglio. L’uso, a fini commerciali di tali elaborazioni personali, è di per sé sufficientemente anti democratico e illiberale. Non si può tuttavia escludere, aggiuntivamente, in linea di principio, un uso persino diverso da parte dell’entità detentrici tali dati. Non regge, il meschino appiglio dato, che l’uso della moneta elettronica porterebbe ad un’abbattimento dell’evasione fiscale. I dati Istat riportano che solo il 7% del totale di possessori di P.IVA (commercianti, artigiani, liberi professionisti ect) evade; e l’altro 93% , composto da grandi Multinazionali, che bisognerebbe “capire” quale atteggiamento assume (di evasori? di elusori?). Ovviamente questa rapida carrellata non esaurisce un argomento di dimensioni epiche; In questo articolo si è cercato di evidenziare alcune tematiche, a grandi linee, fornendo “piccole perle”, come amo definirle, per svegliare gli animi assopiti. Credo che ci sia un problema di un ottundimento intellettuale, oltre che di cultura finanziaria, che sottometta il popolo all’accettazione del dominio; come lo definirebbe un grande filoso del 1500, è “costume”. Il suo significato, difficilmente traducibile con una sola parola. Esso sta ad indicare un processo di adattamento alla forma di società in cui l’uomo si trova inserito e che finisce per determinarlo in molta parte dei suoi comportamenti. La conquista di una propria autonomia di giudizio e il bagaglio di nozioni che dominano la vita sociale e la libertà degli uomini.

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