
Arriva agosto e il Ravello Festival dedica alcune serate consecutive, sul Belvedere di Villa Rufolo, al jazz: da giovedì 6 a sabato 8 agosto, sempre alle ore 21.30, la 74a edizione della manifestazione, realizzata dalla Fondazione Ravello, propone tre concerti dedicati a tre panorami artistici differenti.
Ad aprire il trittico, giovedì 6 agosto, sarà l’Andrea Motis Trio, con Andrea Motis (voce e tromba) insieme a Jurandir dã Silva e Josep Traver (chitarra). L’organico rinuncia a contrabbasso, batteria e pianoforte, affidando alle due chitarre il compito di suggerire armonia, basso e pulsazione ritmica. Ne nasce una formazione raccolta, fondata su una continua redistribuzione delle funzioni, secondo una logica vicina a quella della musica da camera. Cantante, trombettista e sassofonista nata a Barcellona nel 1995, Motis ha iniziato giovanissima nella Sant Andreu Jazz Band diretta da Joan Chamorro e ha poi sviluppato una carriera internazionale, incidendo nel 2017 il primo album da solista per l’etichetta Impulse! Nel trio, la relazione tra voce e tromba richiama una delle più riconoscibili tradizioni del jazz vocale: la parola porta con sé lingua e significato, mentre lo strumento la trasforma in melodia pura. Con Motis questo dialogo si apre al canzoniere americano, alla musica brasiliana e alla bossa nova, fino a interpreti e autori come Georges Brassens, Amy Winehouse, Chico Buarque, Bill Withers e Djavan. Non una proposta nostalgica, dunque, ma un modo contemporaneo di trasformare la canzone in materiale jazzistico, affidandola alla libertà dell’interazione.
Venerdì 7 agosto il Belvedere accoglierà il Rita Marcotulli Ensemble con il progetto Under 29 But Me. Accanto alla pianista e compositrice romana saranno sul palco Elettra Minieri (autrice e tastiere), la cantante Ava Alami, Daniele Bucci alla batteria, Damiano De Matteis al basso, Andrea Cardone al sassofono e, come special guest, il trombettista Luca Aquino. Il titolo rovescia la consueta prospettiva dei progetti dedicati ai giovani: non sono gli interpreti emergenti a entrare nel mondo di una musicista affermata, ma è Marcotulli a collocarsi nel loro spazio creativo. Il concerto diventa così un laboratorio nel quale esperienze, linguaggi e generazioni diverse si modificano reciprocamente. Una dinamica profondamente radicata nella storia del jazz, dai Jazz Messengers di Art Blakey alle formazioni di Miles Davis, nelle quali l’ingresso di musicisti più giovani permetteva al leader di restare riconoscibile senza ripetersi. Prima donna a ricevere il David di Donatello per la migliore colonna sonora, conquistato nel 2011 con Basilicata Coast to Coast, Rita Marcotulli ha collaborato con musicisti come Billy Cobham, Joe Lovano, Kenny Wheeler, Norma Winstone, Peter Erskine, Dewey Redman e Pat Metheny, oltre che con Pino Daniele, Gino Paoli, Peppe Servillo, Noa e numerosi protagonisti della canzone italiana. Nel progetto Under 29 But Me, il suo pianoforte acustico dialoga con le tastiere e l’elettronica di Elettra Minieri, figlia della pianista e coautrice del repertorio. Il loro album Echoes of a Reflection comprende nove composizioni originali, cinque di Marcotulli e quattro di Minieri: una relazione nella quale l’eredità non coincide con l’imitazione, ma diventa passaggio di conoscenze e apertura verso un nuovo vocabolario sonoro.
Il ciclo si conclude sabato 8 agosto con l’Omaggio a Miles, affidato al sassofonista Rick Margitza, al batterista Jeff Ballard, a Dario Deidda al basso, Roberto Tarenzi al pianoforte, Domenico Sanna alle tastiere e Carlo Fimiani alla chitarra. Una formazione costruita per attraversare le diverse stagioni della musica del trombettista, dalla tradizione acustica alle esplorazioni elettriche degli anni Settanta, fino alle sonorità urbane dell’ultimo periodo. Pochi protagonisti del Novecento hanno inciso sulla storia del jazz quanto Davis: artefice di Kind of Blue, guida del cosiddetto secondo grande quintetto, protagonista della svolta di In a Silent Way e Bitches Brew, interprete capace negli ultimi anni di confrontarsi con funk, sintetizzatori, drum machine e hip-hop. Il concerto di Ravello sceglie di non imitarne il suono – significativamente, l’ensemble non comprende alcun trombettista – e invece evidenziare la volonta di rimettere costantemente in discussione forme, organici e materiali musicali. A offrire una testimonianza diretta è Rick Margitza, collaboratore di Davis nella stagione dell’album Amandla e nella tournée del 1989. Attorno al suo sassofono si riuniscono musicisti capaci di declinare le differenti componenti dell’universo davisiano: la propulsione poliritmica di Jeff Ballard, già al fianco di Brad Mehldau e Chick Corea; il groove acustico ed elettrico di Dario Deidda; la sensibilità lirica e modale di Roberto Tarenzi; le atmosfere elettroniche affidate a Domenico Sanna; le sonorità blues, distorte e psichedeliche della chitarra di Carlo Fimiani. Più che una celebrazione retrospettiva, Omaggio a Miles propone dunque una riflessione sulla sua eredità più radicale: avere costruito una tradizione che non impedisce il cambiamento, ma lo rende necessario. Anche la sua capacità di scegliere musicisti straordinari – da John Coltrane a Bill Evans, da Wayne Shorter a Herbie Hancock, da Chick Corea a John McLaughlin e Marcus Miller – trasformò la band in un organismo creativo nel quale l’interazione prevaleva sulla semplice successione degli assolo.
Negli spazi di Villa Rufolo è visitabile sino al 5 settembre la mostra dedicata a William Kentridge, realizzata dalla Fondazione Ravello in collaborazione con la Galleria Lia Rumma. L’esposizione accompagna il pubblico del Festival con un percorso nel quale musica, teatro e arti visive dialogano secondo la poetica dell’artista sudafricano, protagonista di una delle più significative ricerche contemporanee sul rapporto tra immagine e suono. www.ravellofestival.com