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Uno dei punti di forza dell’Ischia Film Festival si conferma la coesistenza di tre schermi in tre arene distinte che non disperde la coerenza del Festival, anzi ne amplifica il senso, moltiplicando i punti di vista sul reale. Ieri sera il pubblico ha riempito le sale all'aperto, dimostrando una maturità d'ascolto capace di preferire proposte sperimentali e alta resa culturale.

Il Direttore Michelangelo Messina, nell’accogliere e salutare gli ospiti, ha affermato: “L’Ischia Film Festival continua a raccontare il territorio nella sua autenticità più profonda: non solo attraverso la bellezza dei paesaggi, ma anche dando voce alle storie, alle ferite e alle trasformazioni che li attraversano. Con sezioni come Location Negata vogliamo accendere i riflettori su quei luoghi segnati da conflitti o eventi che ne hanno compromesso l’identità, perché il cinema ha il dovere di osservare, testimoniare e far riflettere. Questo festival è possibile grazie a una rete di sostegni fondamentali: la Regione Campania, la Film Commission Regione Campania, la Direzione Generale Cinema e i partner che credono nel valore culturale e sociale del nostro lavoro. Insieme costruiamo uno spazio in cui il cinema non è solo visione, ma esperienza condivisa, capace di generare consapevolezza e connessioni. Ischia, con la sua storia e la sua forza evocativa, resta un luogo straordinario di ispirazione: qui le storie prendono forma e trovano un dialogo diretto con il pubblico, in un contesto unico al mondo.” Messina ha introdotto il Dott. Giuseppe Marco Litta, Direttore Regionale di BPER Banca che ha aggiunto: “Essere al fianco dell’Ischia Film Festival è per BPER motivo di orgoglio e responsabilità. Crediamo nel valore della cultura come motore di sviluppo e nel cinema come strumento capace di generare immaginario, economia e coesione sociale. Il cineturismo dimostra quanto il cinema possa valorizzare i territori, attirando persone e creando nuove opportunità. In questo percorso, vogliamo continuare a crescere accanto a realtà come l’Ischia Film Festival, sostenendo un settore che non solo produce valore economico, ma arricchisce il patrimonio culturale del Paese.”

Alla Cattedrale dell’Assunta, la serata a tre voci ha svelato diverse anime registiche: Giulio Tonincelli ha difeso il tempo contemplativo e di quiete del suo Sunday. L’autore ha dichiarato: “I luoghi dell’Africa, e in particolare dell’Uganda, sono una presenza centrale nel film: non fanno da semplice sfondo, ma diventano parte viva del racconto. Volevo che questa forza arrivasse allo spettatore in modo diretto, quasi fisico. È un contesto che colpisce profondamente, sia sul piano paesaggistico, con una natura potente e totalizzante, sia su quello umano, nella quotidianità delle persone che lo abitano. Da occidentale, per me è stato un impatto emotivo fortissimo. Spero che il pubblico porti con sé soprattutto questo: la voglia di vivere, di lottare, di resistere, ma anche di ballare, come espressione autentica di energia e libertà. Essere all’ Ischia Film Festival per me è motivo di grande emozione. Sono stato qui otto anni fa, sempre con un film legato all’Uganda, e tornare oggi ha un significato speciale. È un ritorno importante, che accolgo con gratitudine.”

Emanuele Tresca con Mambo Kids ha mostrato due amici a caccia degli ultimi enigmi della propria città: “Per me è importante essere qui stasera perché il film finalmente torna a casa, torna in Campania dove è stato girato. È importante per me farlo vedere anche alle persone che sono nate e cresciute qui in questa Regione e che possono condividere ancora di più l'esperienza molto personale del corto che riguarda un territorio, una storia che sappiamo tutti che cosa significa. Sono contento di essere qui all' Ischia Film Festival. Grazie mille."

Giuseppe Scordio, invece, ha illustrato la rottura formale attuata con il film La Tempesta, firmato insieme ad Attilio Tamburini, un'opera che lavora sulla destrutturazione del genere drammatico tradizionale: “Siamo felici di essere all’Ischia Film Festival, momento di grande confronto culturale.”

Grande soddisfazione a Piazzale delle Armi per la coppia Alessandro Bencivenga e Lello Arena. La presentazione di L’invisibile filo rosso ha dimostrato come la memoria possa dialogare con il pubblico attraverso una scrittura capace di rendere percepibili le connessioni sotterranee dell'esistere, muovendosi tra commozione e rigore.

L’Ischia Film Festival ha assegnato il primo Premio “Salvatore Lauro” proprio al film L’invisibile filo rosso. Il riconoscimento, consegnato dal giovane imprenditore Agostino Lauro, nasce per sostenere le produzioni cinematografiche italiane che scelgono Ischia come spazio di ripresa e racconto. L’intitolazione a Salvatore Lauro è un omaggio alla memoria del grande imprenditore ischitano, da sempre vicino al cinema e consapevole delle potenzialità dell’isola come destinazione per le produzioni audiovisive, che ha sostenuto l’Ischia Film Festival fin dalla prima edizione, accompagnandone negli anni la crescita e l’affermazione nel panorama culturale nazionale e internazionale. La scelta di inaugurare il Premio “Salvatore Lauro” con L’invisibile filo rosso nasce dal rapporto profondo dell’opera con l’isola: Ischia non appare soltanto come sfondo, ma come spazio narrativo e identitario forte.

Molto attesa la presenza di Lello Arena che al Festival ha dedicato una vera e propria dichiarazione d’amore: «Poduccio è un’anima nobile, una di quelle che troppo spesso definiamo “fuori registro” solo perché ascolta voci che noi non siamo più capaci di sentire. Eppure, proprio attraverso quello sguardo diverso, ci ricorda una verità semplice: comportarsi bene è possibile, ma richiede attenzione, ascolto, uno sforzo consapevole. È molto più facile scegliere il contrario. Nel film, Poduccio diventa anche il simbolo di una civiltà: quella che accoglie, che non esclude, che riconosce valore anche in ciò che appare fragile o disallineato. È il contrario di ciò che accade altrove, dove la diversità viene isolata, temuta, perfino punita. Questo racconto parla quindi di comunità, di responsabilità e della capacità di accogliere davvero l’altro. Festival come l’Ischia Film Festival hanno un ruolo fondamentale: sono luoghi di cura. Cura del cinema, delle storie, delle persone. Dopo anni in cui abbiamo creduto di poter fare a meno degli altri, abbiamo capito quanto invece sia vitale ritrovarsi, condividere, confrontarsi. Stare insieme resta l’esperienza più necessaria e, forse, anche la più bella che abbiamo. Ischia è un luogo che ispira, pieno di memoria, di mito, di suggestioni che chiedono solo di essere raccontate. Tornarci significa anche questo: ritrovare uno spazio fertile per le storie e per lo sguardo. E poi ci sono i premi, che non sono mai solo un riconoscimento, ma un segnale: ti ricordano che sei ancora in cammino, che la direzione è quella giusta. In un mestiere in cui è facile perdere slancio, sono un invito a continuare, con la stessa passione di sempre.»

Alessandro Bencivenga ha concluso: “Sono grato ed enormemente felice di essere all’Ischia Film Festival. Sono felice di aver girato un film di questa caratura, con queste immagini, ne sono veramente onorato.”

Il quadro serale si è completato alla Casa del Sole con Zhen di Azam Hasanpour, racconto di una donna rimasta sola in un villaggio travolto dalla guerra, che affida alle lettere per i soldati al fronte una fragile possibilità di speranza. A seguire, Kickoff di Roser Corella e Stefano Obino ci ha portato in un villaggio montano del Kirghizistan, dove una donna sfida le tradizioni organizzando un torneo di calcio femminile.

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