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Maiori: inaugurata Maiori Walkin’Art

Ufficialmente, da oggi il corso Reginna è voce narrante che ricorda alla città la sua storia con Maiori Walkin’Art. Alle 10.00 l’inaugurazione delle installazioni artistiche che diventano racconto identitario e memoria della città, dal periodo più antico all’epoca contemporanea. Sui vasi, volti storici ma anche i ritratti di chi è oggi parte del tessuto sociale della città.

Maiori Walkin’Art si configura nei fatti come un’operazione artistica che mette al centro l’identità collettiva. Ogni blocco è composto da una panchina dal design originale, che abbraccia e protegge il vaso, accogliendolo in una struttura pensata per valorizzarne la presenza scenica. Il bianco della seduta non è neutro: esalta la policromia della ceramica, ne amplifica la forza visiva, ne sottolinea il ruolo di fulcro narrativo.

Nei vasi si coglie tutta la potenza realizzativa del maestro Francesco Raimondi. Dopo essersi fatto raccontare momenti, tradizioni, elementi della storia di Maiori, averne ascoltato i protagonisti e ripercorso i passaggi più significativi, ha scelto una modalità espressiva immediata, quasi istintiva. Le opere sono nate di getto sulla scia della narrazione di storie, persone, miti e leggende, con una forza rappresentativa e immaginativa che impatta con decisione lo sguardo. Il risultato è una narrazione visiva intensa, capace di fondere memoria storica e sensibilità contemporanea con una rappresentazione che ricorda i piani narrativi del cinema.

La dimensione innovativa del progetto si rafforza con la presenza, su ogni panchina, di un QR code che consente di consultare in italiano e in inglese la storia rappresentata sul vaso. Il corso Reginna, salotto della città, diventa così punto di incontro e di conoscenza per i visitatori, ma anche luogo di memoria permanente per la comunità. La passeggiata si trasforma in esperienza culturale accessibile, inclusiva, aperta. Maiori Walkin’Art consegna alla città non solo un percorso artistico, ma uno spazio identitario condiviso, in cui passato e presente dialogano in modo diretto e riconoscibile, rafforzando il legame tra comunità, territorio e racconto collettivo.

Un racconto che va dal regista Roberto Rossellini e le scene iconiche del film Paisà, che in parte fu girato a Maiori, alle immagini dell’alluvione del 1954, con il volto del presidente Luigi Einaudi che visitò i luoghi devastati di una tragedia che emerse anche grazie alle cronache di un giovanissimo Sigismondo Nastri, oggi decano dei giornalisti della Costa d’Amalfi, che sul vaso appare raffigurato come era nella sua prima tessera da corrispondente, a ricordare il ruolo di testimonianza e sentinella sociale dei giornalisti. Non mancano i tributi alla fede come il culto alla Madonna dell’Avvocata, una delle sette Madonne Sorelle della Campania alle quali si connette oltre che la fede il complesso rituale popolare della tammorriate, e al ritrovamento a mare di quella che a Maiori è definita Stella Maris, la stella del mare: la statua lignea di Santa Maria a Mare che arriva dall’Oriente e diventa protettrice della città. I marchesi Mezzacapo, i signori della città che ne hanno disegnato le sorti, la lotta secolare tra il popolo della Costa d’Amalfi e i saraceni, e molto altro ancora. Ogni vaso parla del territorio, delle sue voci. La presentazione è stata un momento, per alcuni dei cittadini raffigurati sui vasi, di autentica commozione. Rivedersi trasformati in segno, colore, memoria condivisa ha restituito il senso profondo dell’iniziativa: non un’operazione decorativa, ma un progetto identitario, che intreccia storia, cronaca, tradizioni e quotidianità che trovano ora forma permanente lungo la passeggiata simbolo della città. Una scelta forte dell’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Capone che da anni investe nella cultura e nell’arte in maniera significativa, guidata dalla consapevolezza che grazie ad essa la città sta crescendo in maniera importante.

Il sindaco Capone dichiara: “Maiori Walkin’Art è una rappresentazione identitaria della Città di Maiori basata sulla storia e sulla tradizione della nostra città. Vogliamo trasmettere ciò che siamo a tutti coloro che si trovano a Maiori in una maniera che unisce la tradizione, con i colori e i materiali della ceramica della Costa d’Amalfi espressi in maniera così bella e raffinata da un artista importante come il Maestro Raimondi, all’innovazione grazie ai qr code che consentono di accedere ai contenuti di approfondimento dei vasi in diverse lingue. Il Maestro ha rappresentato la nostra tradizione e la nostra storia a partire dallo sbarco alleato, ai Costaioli, alla tradizione di fede. Lo ringrazio per il lavoro fatto, così come ringrazio l’ufficio tecnico del Comune, con Roberto Di Martino, Gerardo Della Monica, Anna Florio, Silvio Scannapieco e l'intero staff, che col loro lavoro hanno dato basi solide a questo progetto, e alla ditta che ha realizzato le installazioni The Vinto Company Holding”.

“Stamattina mi ha dato un’emozione: sono arrivato presto per godermi da solo quanto è stato fatto – Ha sottolineato il Maestro Raimondi – Finalmente un paese che si racconta, ed è un fatto nuovo in questo territorio così ricco di storia, arte e cultura. Quando mi hanno presentato il progetto, mi sono fermato bene a studiare cosa fare per rappresentare al meglio Maiori, che ha una storia straordinaria. Ho voluto raccontare la storia delle origini ai giorni nostri con i personaggi, la vita di questo paese, e nel raccoglierlo mi sono entusiasmato molto, perché è stata l’occasione giusta per raccontare cosa è veramente un territorio, ripeto, ricco di storia e cultura come la nostra Costiera amalfitana”.

Il percorso, opera per opera

Il percorso si articola in tredici tappe che coprono l’intero arco storico e simbolico della città.

Si parte da Vertumno, divinità del mutare delle stagioni, raffigurato nella sua duplice identità greca e romana: tra cesti di melograni, uva e limoni e con il Giardino Botanico sullo sfondo, il vaso diventa celebrazione della fertilità dei terrazzamenti e del legame millenario tra uomo e natura. Con Erchie si entra nel territorio del mito: la baia come anfiteatro naturale, il presunto tempio di Eracle, la torre che veglia sul mare e le acque che cambiano colore con le stagioni restituiscono l’aura sospesa tra storia e leggenda.

Il ritrovamento di Santa Maria a Mare racconta invece la nascita della devozione popolare: la statua lignea giunta dal mare tra balle di cotone, la processione spontanea, la spilla del VII Centenario partita con gli emigranti fino in Uruguay e poi tornata a casa. Le torri e i Saraceni rievocano il sistema di difesa costiera, le catene di fuochi che correvano fino al Cilento, le sentinelle che “ascoltavano l’orizzonte”, in un Mediterraneo fatto di incontri e scontri.

Con il Castello di San Nicola de Thoro-Plano si sale idealmente sulla montagna che domina la valle: mura, torri, cisterne e cappella raccontano la funzione strategica della fortezza tra X e XV secolo e la capacità della comunità di proteggersi e resistere. La Madonna dell’Avvocata, sul Monte Falerzio, introduce la dimensione spirituale: il santuario raggiungibile solo a piedi, i suonatori di tammorra, le grotte dei briganti e la leggenda del bambino che indicò il luogo dell’apparizione.

Più intimo e quotidiano è il vaso dedicato al Tonino ‘o micione, presenza silenziosa del centro storico, simbolo di una memoria affettiva fatta di vicoli, soglie e piccoli gesti. La Famiglia Mezzacapo restituisce invece la stagione in cui visione imprenditoriale ed eleganza architettonica hanno trasformato il volto della città, con palazzo Mezzacapo e i suoi giardini come eredità civica condivisa.

Il vaso dei Costaioli rende omaggio ai pittori che tra Otto e Novecento hanno fissato su tela la luce della Costa d’Amalfi: dai volti di Giovanni Carotenuto alle marine di Luca Albino, dal cesto di limoni di Pietro Scoppetta fino alle opere di Gaetano Capone, Antonio Ferrigno, Angelo Della Mura e Manfredi Nicoletti. È il racconto di uno sguardo artistico che ha reso la quotidianità patrimonio culturale.

Con Operation Avalanche si entra nella storia del Novecento: il passaggio degli Alleati attraverso il Valico di Chiunzi, le immagini d’archivio, la bambina che riceve il cioccolato da un soldato americano, il mezzo busto del militare britannico a memoria dei caduti. Un tributo alla libertà che attraversò Maiori.

Il vaso dedicato a Paisà intreccia cinema e realtà: Roberto Rossellini e Federico Fellini, il bambino maiorese scelto tra la gente del luogo, la scena delle scarpe donate come gesto di dignità in un’Italia ferita. Maiori diventa set eterno e immagine consegnata alla storia del neorealismo.

Le Signore dei limoni: le Formichelle raccontano la forza delle donne che trasportavano fino a 85 chilogrammi lungo le scalinate dei terrazzamenti: madri e figlie, asinelli, pergolati di castagno e muretti a secco. È l’omaggio all’anima femminile che ha sostenuto l’economia dell’“oro giallo” e delle famiglie con lavoro immane e duri sacrifici.

Infine, l’Alluvione del 1954 segna il confine tra un prima e un dopo: le piogge torrenziali, il fango, la figura del giornalista Sigismondo Nastri che raccontò la tragedia fino a raggiungere il Presidente Luigi Einaudi, la visita istituzionale, il dipinto di Clemente Tafuri con il bambino davanti alla chiesa distrutta. Un memoriale collettivo che ricorda la ferita ma soprattutto la capacità di ricostruire.

In questa sequenza non c’è solo una rassegna di episodi: c’è un’identità che si dispiega. Ogni vaso è capitolo autonomo e, insieme, parte di un unico racconto che trasforma il corso Reginna in archivio visivo permanente della memoria maiorese.

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