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Francesco Procopio e Stefano Sarcinelli in “Grisù, Giuseppe e Maria” di  Gianni Clementi – PianetaC

Venerdì 27 febbraio 2026, ore 20.30 al Teatro Ricciardi di Capua I Due della Città del Sole presenta Francesco Procopio e Stefano Sarcinelli in "Grisù, Giuseppe e Maria" di Gianni Clementi.

Siamo negli anni Cinquanta, la guerra ha lasciato paura e miseria, ma è forte il desiderio di ricominciare a vivere. Il “boom economico” fa da contraltare all’analfabetismo e al fenomeno dell’emigrazione, ancora considerevolmente presente; la trasformazione strutturale dell’Italia corre molto più veloce del suo sviluppo culturale e sociale.

L’azione si svolge a Pozzuoli, provincia italiana pregna di quella cultura popolare tipica del mondo contadino, fatta di “scarpe doppie e cervello fino” e ruota attorno a Don Ciro, il parroco del paese che, tra confessioni sacramentate e non, è testimone involontario di una complicata vicenda che vede coinvolte due sorelle (Rosa, sposata con Antonio, emigrato all’estero, e Filomena, zitella) e il farmacista del paese.

A fare da sfondo un tragico fatto di cronaca: il disastro di Marcinelle, la miniera belga nella quale, l’otto agosto del ’56, per un incendio, persero la vita 262 persone, tra cui 136 immigrati italiani.

Note di regia

Grisù, Giuseppe e Maria è una divertentissima commedia di Gianni Clementi; un dichiarato omaggio alla drammaturgia partenopea il cui risultato è, a mio avviso, sorprendente.

La vitalità della storia è continuamente alimentata dal rapporto conflittuale che Don Ciro ha con Vincenzo, il suo sagrestano, avanti con gli anni e menomato (ha una mano di legno che copre con un guanto), la cui comicità, che oserei definire sfacciata, fa il paio con quella involontaria del parroco che s’immola, con “carità cristiana”, quale vittima di situazioni decisamente esilaranti.

Sono convinto che a teatro non ci si debba mai annoiare, per cui la messa in scena di questo spettacolo vive di ritmo gioioso e dialoghi serrati, garantendo sane e belle risate. Nel contempo, accende un focus sull’emigrazione e sulle misere condizioni alle quali erano costretti i nostri nonni per regalare un futuro migliore alle proprie famiglie (tema ancora tristemente attuale).

Questo nostro lavoro propone anche una riflessione sull’attuale perdita di alcuni valori, quei “sani principi” (a cominciare dall’educazione che s’impartiva ai ragazzi) che rappresentavano l’asse portante della vita sociale.

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