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Reggia di Caserta: firmato accordo per la manutenzione di tutte le aree  verdi - Ottopagine.it Caserta

Con la presente si inoltra comunicato stampa delle seguenti realtà sociali con preghiera di diffusione: Comitato Città Viva, Laboratorio Sociale Millepiani, CSA ex Canapificio, ARCI Caserta, Comitato per Villa Giaquinto, CGIL Caserta, ANPI Comitato Provinciale Caserta, Comitato Rione Vanvitelli, LIPU odv Caserta, Cittadinanza Attiva, Movimento Migranti e Rifugiati ODV, Arciragazzi Caserta, Circolo ARCI Galileo, Legambiente Caserta, L'Altritalia Ambiente, Comitato Parco Aranci.

 

La Commissione straordinaria che guida il Comune di Caserta ha emanato un Avviso pubblico per l’affidamento e la cura del verde di un centinaio tra aree verdi, piazze, aiuole, slarghi e una cinquantina di fioriere presenti in varie zone della città. Da quanto apprendiamo, le attività che potrà realizzare chi prenderà in gestione tali aree sono manutenzione ordinaria, pulizia e conferimento dei rifiuti, sfalcio dei prati, concimazioni, semina, potatura.

L'atto ci preoccupa moltissimo perché insiste su beni che sono oggetto di Patti di Collaborazione, su beni che non sono di proprietà del Comune di Caserta e su beni inagibili.

Tra le aree verdi troviamo infatti: Villa Giaquinto, Villetta di via Arno, Villa S.M. delle Beatitudini in zona Parco degli Aranci, Piazza Pitesti, Villetta Salvo D’Acquisto nel Rione Tescione, Piazza Madonna di Pompei a Briano, Villetta Ragazzi del 99 tutti beni comuni gestiti regolarmente da associazioni o cittadini attraverso un Patto di collaborazione. Ma troviamo anche la Villa di San Clemente (chiusa, inagibile e di proprietà dell'Istituto Diocesano di sostentamento del clero), alcune aree verdi del Rione Vanvitelli (proprietà di ACER), la villetta di via Trento (inagibile), la villetta di via Rossini (inagibile), tutti beni non nelle dirette disponibilità del Comune e che non sarebbero nemmeno visitabili da persone che ne volessero ottenere la gestione.

Come se non bastasse, per ottenere la gestione del verde dei beni in oggetto è necessario depositare una cauzione o fidejussione di 20 euro al metro quadro: cifre assurde e fuori dalla realtà.

Sebbene l’obiettivo dichiarato dell’Avviso sia “il favorire la partecipazione civica attiva nella cura di spazi pubblici, il creare un senso di comunità, il promuovere la partecipazione di tutti cittadini alla cura dei beni comuni”, quello che leggiamo è un Avviso che non tiene conto dell'esistenza di un Regolamento dei Beni Comuni e in qualche modo ne tradisce lo spirito di collaborazione con quei soggetti che li hanno recuperati dall'abbandono e trasformati in centri di vita culturale e sociale della città e dei quartieri che li circondano.

Cosa accadrà a questi beni comuni? La gestione attraverso Patti di Collaborazione è applicazione concreta del principio costituzionale di sussidiarietà e non può prescindere dal coinvolgimento, anche per il futuro, di quegli attori che se ne sono presi cura sin qui.

I già beni comuni inseriti in questo elenco hanno esigenze ben diverse da un Avviso pubblico che ignora dieci anni di impegno di tante e tanti. Abbiamo bisogno che i numerosi Patti di Collaborazione incompleti (rinnovati e non firmati, in attesa di esito, in attesa di rinnovo) vengano rinnovati, per restituire alla collettività spazi ancora più tutelati e curati. Questi spazi già beni comuni hanno bisogno, laddove siano presenti progetti di lavori come il caso di Villa Giaquinto, che questi procedano e non si interrompano poco dopo l’inizio come già è accaduto, anche dati i tempi strettissimi che ci sono per la conclusione. In una città la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni di camorra i beni comuni sono una palestra di democrazia, condivisione, trasparenza. Gli antidoti alla camorra, alla violenza, all’ingiustizia.

Siamo fermamente convinti che l’anticamorra non sia soltanto un’operazione di depurazione amministrativa, che dall’interno della Pubblica Amministrazione cerca di tranciare i legami che si sono creati tra Comune e criminalità organizzata. La camorra stessa ha capacità di radicamento e legittimazione laddove non solo la Pubblica Amministrazione non è efficiente, ma anche laddove i legami sociali non sono sani e volti a forme di mutualismo e sussidiarietà costruttiva con lo Stato. A Caserta, queste buone prassi negli ultimi anni hanno avuto un nome preciso: la cura e la gestione dei Beni Comuni. Nel segno della partecipazione, dell’inclusione sociale e dell’antirazzismo, diversi spazi della città, abbandonati e chiusi da anni, hanno ripreso vita e sono stati il segno di una stagione di protagonismo della cittadinanza.

I cittadini, le associazioni, le parrocchie che hanno a cuore i beni comuni di questa città e la tutela del verde pubblico hanno più volte chiesto, in questi primi 9 mesi di commissariamento e negli anni precedenti, tavoli ed incontri per la Consulta del Verde, per confrontarci sulle modalità più idonee a migliorare il livello di cura delle nostre aree verdi, un livello generalmente molto basso, fatto salvo per quelle aree curate dai cittadini.

Più volte, ai commissari è stata rappresentata l’urgenza di tutelare i beni comuni esistenti, di dare seguito ai Patti di Collaborazione pendenti, di valorizzare il Regolamento comunale per l’amministrazione condivisa, noto come Regolamento dei Beni Comuni.

Ribadiamo con forza queste richieste già presentate anche di fronte a questo atto che mette un’incognita sul futuro dei beni comuni. Siamo certi della buona fede della Commissione, ma siamo anche convinti che questo atto - che pone una condizione così proibitiva all’accesso, cioè la fidejussione o cauzione a 20 euro al mq e che per alcuni beni è impossibile presentare un progetto coerente data la chiusura per inagibilità degli stessi – sia sbagliato. Siamo fiduciosi di un esito positivo delle nostre richieste.

Le associazioni firmatarie di questo documento chiedono:

1. il ritiro di questo Avviso o in alternativa lo stralcio dei beni gestiti tramite patto di collaborazione o in via di rinnovo;

2. l’avvio della Consulta cittadina del verde pubblico

3. l’applicazione reale del Regolamento sui beni comuni con la nascita dell’ufficio dedicato, la tutela dei beni comuni già esistenti inseriti nell’Avviso adempiendo agli obblighi del Comune.

Comitato Città Viva, Laboratorio Sociale Millepiani, CSA ex Canapificio, ARCI Caserta, Comitato per Villa Giaquinto, CGIL Caserta, ANPI Comitato Provinciale Caserta, Comitato Rione Vanvitelli, LIPU odv Caserta, Cittadinanza Attiva, Movimento Migranti e Rifugiati ODV, Arciragazzi Caserta, Circolo ARCI Galileo, Legambiente Caserta, L'Altritalia Ambiente, Comitato Parco Aranci.

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