
Nuove prospettive terapeutiche per il trattamento delle aritmie cardiache complesse all’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, dove qualche giorno fa è stata eseguita una procedura innovativa di ablazione della fibrillazione atriale mediante approccio cardiochirurgico robotico mini-invasivo.
L’intervento è stato effettuato su un paziente di 54 anni, residente a Benevento, già sottoposto in passato a multiple procedure di elettrofisiologia transcatetere senza risoluzione definitiva della patologia.
La particolarità della procedura è consistita nella possibilità di raggiungere, attraverso un accesso laterale mini-invasivo al torace e con il supporto del robot, aree del cuore non trattabili mediante le tradizionali tecniche di elettrofisiologia cardiaca. Con l’utilizzo della radiofrequenza è stato possibile intervenire direttamente sul substrato responsabile della fibrillazione atriale, superando i limiti degli approcci transcatetere.
Determinante la collaborazione multidisciplinare tra l’Unità operativa di Cardiochirurgia, diretta dal Brenno Fiorani (con i cardiochirurghi Mario Miele e Giulio Garofalo, la coordinatrice infermieristica Sara De Luca e la coordinatrice perfusionisti Serena Pece), quella di Cardiologia diretta da Francesca Lanni (con il cardiologo Felice Nappi), e l’équipe di Cardioanestesia e Rianimazione composta da Barbara Affortunato e dal direttore dell’Unità operativa Arianna Pagano.
La procedura si è conclusa con successo senza ricorrere a incisioni chirurgiche estese. Il paziente è stato estubato direttamente in sala operatoria, trasferito in reparto dopo poche ore e dimesso in terza giornata post-operatoria.
«L’aspetto più innovativo – sottolinea Fiorani – è rappresentato dalla possibilità di trattare zone del cuore che non possono essere raggiunte mediante le sole procedure di elettrofisiologia. L’intervento rappresenta il primo caso di questo tipo eseguito in Campania e uno dei pochi in Italia. L’utilizzo della chirurgia robotica, integrata con le competenze cardiochirurgiche, elettrofisiologiche e anestesiologiche, apre nuove prospettive terapeutiche per pazienti affetti da aritmie cardiache particolarmente complesse».