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Morto Franco Baresi, bandiera del Milan e della Nazionale - Notizie -  Ansa.it

di CLEMENTINA LEONE 

Addio Franco Baresi, gigante inaffondabile in campo, muro invalicabile dotato di un'intelligenza tattica superiore, capace di alzare la testa, guidare la linea difensiva del Milan e della Nazionale con carisma regale ed eleganza innata.

Fuori dai novanta minuti di gioco, tuttavia, la vita di Franco Baresi ha raccontato un’esistenza ben più vulnerabile e complessa, fino al 31 luglio 2026 giorno della sua morte. Il leggendario ex capitano del Milan e della Nazionale italiana anni ‘80 e ‘90 è scomparso all’età di 66 anni. Il vicepresidente onorario del club ha lottato per oltre un anno contro una nodulazione polmonare, malattia annunciata nell’agosto del 2025 tramite i canali ufficiali del club AC Milan . “La vera grandezza non sta in come misuriamo il tempo, un orologio da dieci euro segna la stessa ora di uno da diecimila, bensì negli spazi che creiamo. Mi conforta sapere di aver lasciato il segno dove il tempo non potrà mai arrivare”. Parole di Franco Baresi nel suo ultimo libro “Ancora in gioco“, il Viaggio interiore del Capitano. Un bellissimo ed emozionante testamento di un giocatore epico che per vent’anni, fino all’ultima partita sul campo giocata il 28 ottobre 1997, ha creato una potenza corale, dove tutti venivano coinvolti, un rullo compressore capace di superare ogni ostacolo e di minacciare la porta avversaria come un vento irresistibile e meraviglioso. Per tutti questi motivi e per tanto altro ancora, per la sua capacità di essere il Capitano dentro e fuori il campo di gioco, è stato il simbolo del Milan degli invincibili. Il perfetto ֞trait d’union֞  tra due ere diverse di un calcio che vedeva i rossoneri primeggiare in Italia, in Europa e nel Mondo. Ma a Baresi nonostante avesse vinto tutto durante la sua carriera calcistica, mancava, comunque qualcosa, quel Pallone d’Oro che in carriera gli era sfuggito e che avrebbe certamente meritato. Allora ci pensò Silvio Berlusconi a fargli accarezzare questo sogno: “Nell’edizione del Pallone d’Oro del 1989 io mi classificai al secondo posto dietro Van Basten e davanti a Rijkaard, il podio fu tutto milanista. Però in quella circostanza il presidente Berlusconi mi regalò una versione originale del Pallone d’Oro”. Così la “leggenda“, poté godersi e mettere nella bacheca di casa quel trofeo pur non avendolo mai vinto: non un simbolico, ma proprio quello originale. Tutto grazie al Presidente disposto a tutto per far felice il Capitano. Uno che, pur di continuare a indossare la maglia rossonera, scese anche in Serie B. Un grande esempio di attaccamento ai colori e di una passione genuina. Non si diventa bandiera per caso.

 

 

 

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