>Oggi è la festa dei lavoratori, anche se dalle nostre parti più che di una festa si tratta della "commemorazione del lavoro". Al di là di certe simpatiche esagerazioni, effettivamente, in Campania e, in particolar modo a Napoli e in gran parte della sua provincia, si dovrebbe festeggiare, in questo giorno, le varie sfaccettature del lavoro. Si potrebbero fare diverse manifestazioni per ogni piazza della città.
In una piazza piccola piccola si dovrebbe svolgere la manifestazione di coloro che lavorano avendo un posto fisso, uno stipendio sicuro e una regolare previdenza. Per loro anche questa piccola piazza potrebbe risultare troppo grande. Poi, in un luogo sicuramente più grande, ma comunque contenuto, si potrebbe svolgere la manifestazione dei lavoratori cosiddetti interinali, a progetto, a contratto indeterminato, in pratica una festa per quei lavoratori che vivono nell'assoluta precarietà e che ogni mese, se non addirittura ogni settimana, possono vedere sfumato il loro sogno lavorativo. Poi, si passerebbe a piazze decisamente più grandi, per accogliere coloro che pur non avendo un lavoro, possono contare su un "arrangio fisso". E' tale una forma di lavoro completamente a nero, che però consente di lavorare tutti i giorni, esattamente come il posto fisso, ma senza alcuna garanzia. Piazza ancora più grande per "l'arrangio saltuario", ne' più e ne' meno la versione "napoletana" del contratto di lavoro a tempo determinato. Per dirlo nel nostro dialetto: "Quann ce sta 'a fatic se scenn" (ovvero: "quando c'è lavoro si presta la propria opera"). Infine, bisognerebbe impegnare Piazza Plebiscito per la manifestazione di coloro che non hanno più occhi per piangere e che diventano l'immenso bacino di disperazione da cui la camorra attinge i propri"soldati del disonore".
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