QUANDO A NAPOLI SI CURAVA CON LA CANNABISenzo profilo

Un coffee-shop in ogni A.S.L., per curarsi con la canapa. Battuta a parte, sarebbe forse andata così, se fossero state legalizzate le terapie che a Napoli nell’ottocento, grazie ad un medico, Raffaele Valieri primario dell'Ospedale degl'Incurabili e Fondatore del Gabinetto d'Inalazione migliaia di napoletani nell’ottocento seguirono come dimostrato nel libello che il Valieri pubblicò nel 1887, a titolo Canapa agli incurabili - Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della cannabis indica.

Un periodo terribile per la salute a Napoli, colpita da epidemie di colera dovute all’affollamento dei quartieri bassi e all'inefficienza della rete fognaria. La più grave, nel 1884 fece 8 mila morti. Non a caso nel 1885, il governo Depretis con il progetto Risanamento di Napoli, avviò una serie di grandi interventi per creare una rete fognaria efficace. Raffaele Valieri si trovò a operare in questo contesto. I suoi pazienti, erano infatti frutto di quelle epidemie e quella miseria.

Nell’Ottocento curare con la cannabis era una pratica normale nel mondo ma non in Italia: la varietà indiana, la più usata, era difficile trovarla nel Bel Paese, quantunque l’Italia vantasse una fiorente produzione di canapa ad uso tessile. Valieri dimostrò che la Canapa autoctona (Sativa L.) era migliore sia economicamente che qualitativamente. Questa canapa autoctona la trovò a Casoria, uno dei centri più produttivi nella coltivazione della canapa dove grazie ad amici coltivatori si fece produrre cime vegete e fresche. Queste, portate nella farmacia dell’ospedale, venivano poi divise in due porzioni, una disseccata e l’altra fresca. Da quella fresca si otteneva acqua distillata, olio essenziale o cannabeno, tintura, estratto farmaceutico, pomata, sciroppo, pastiglie, ecc.. Dalla porzione secca si producevano decotti, infusi theiformi, tinture e sciroppi.

Valieri, per ogni preparato indicò il perfetto dosaggio di principio attivo che sperimentava anche su se stesso, annotandone gli effetti. L’uso costante di questi farmaci produsse nei pazienti giovamenti certificati. Nelle donne, nei casi di isteria o affette da nevralgie e sopratutto nei bambini nella cura dell’asma. Convinto dei suoi farmaci, si rivolse allora a neonate aziende farmaceutiche per promuovere la produzione di perle alla Canapa e di sigarette alla Cannabis. Gli ottimi risultati ottenuti da Valieri furono resi possibili anche dalla grande professionalità che il suo ospedale gli garantiva. Gli Incurabili, così chiamato non per i malati terminali ma per i tanti malati stremati dalla miseria, era un modello, ammirato e copiato in tutta Europa. La sua grande storia scientifica, iniziata nel 1521 per volere di Maria Lorenza Longo, a seguito delle epidemie di peste che avevano colpito Napoli, fu legata non solo alla splendida farmacia interna, ma anche alle incredibili opere d’arte perché nel Settecento si riteneva che la bellezza artistica rinfrancasse i medici e, potesse aiutare i malati a guarire.

Ad oltre un secolo dalla sua pubblicazione, delle ricerche di Valieri rimane la lucidità positivista di un medico che cercava per i suoi pazienti la miglior cura. Ma non solo: oggi di canapa medica non solo si parla ma, la si utilizza. In alcuni paesi come Svizzera, Olanda, Stati Uniti e altri, da anni è usata per la cura di malattie neurologiche e psichiatriche, quali sclerosi, Alzheimer, Parkinson, epilessia e schizofrenia. Da noi, nel 2015, si è cominciato a regolamentarne l’uso: non come terapia, perché considerata sostanza tossica, una droga, ma come trattamento a supporto e sotto stretto controllo da parte del Ministero. A parte quella prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (circa 100 chili all'anno), tutta la cannabis terapeutica consumata oggi in Italia viene importata dall'Olanda. Una quantità minima. Non a caso poco tempo fa, durante la Medical Cannabis European Conference (MCEC) di Bari, il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, chiese di trovare una soluzione alla carenza di medicinali cannabinoidi mediante la strada dell'autoproduzione regionale di cannabis terapeutica, proposta a tutt’oggi complicata da normare.