enzo profiloLA POSTEGGIA NAPOLETANA, ASCESA E DECADENZA DI UNA TRADIZIONE SENZA UGUALI

A pusteggia (da puosto, il posto di suolo pubblico che andavano ad occupare) consisteva in un gruppo di musicisti, di "maestri", che riunendosiin un posto pubblico, intonavano il meglio delle canzoni napoletane. Uno cantava, e gli altri lo accompagnavano col mandolino, con la chitarra, con il violino, con il tamburello, o altro. I posteggiatori non erano poeti cavalieri provenzali: di loro non si conoscono gesta cavalleresche, ma storie semplici e spesso divertenti.

Erano persone umili che in una realta' urbana povera, il far musica per le strade diventava un mezzo per guadagnarsi la giornata, del resto a Napoli canti e balli non mancavano mai. Sempre pronti ad "attaccare" in osterie odoranti di fritture, di pomodoro e zuppa di pesce, alle spalle di palpitanti innamorati, al centro di quelle situazioni dove gli umori e i malumori del popolo napoletano si esprimevano e, non di rado, degeneravano in liti. A Tonino Apicella (padre di Mariano, celebre per i duetti con Silvio Berlusconi) si deve la migliore definizione della posteggia: «Arte che si basa sulla delicatezza verso il cliente, una vasta conoscenza del repertorio napoletano e buone capacità di psicologo.» Immensa l’ importanza della posteggiatori nella diffusione della canzone napoletana, a cui hanno fornito lustro, il tenore Enrico Caruso, che a diciassette anni cantava nelle trattorie napoletane, Giovanni Capurro, autore di “O sole mio”, e Giuseppe Di Francesco, “‘o zingariello”, che incantò Richard Wagner. Anche Massimo Ranieri, Enzo Gragnaniello ed il compianto Pino Daniele hanno fatto la gavetta alla scuola della posteggia.

Una storia di secoli

Già nel Medioevo, troviamo tracce dei primi posteggiatori a Napoli, in un’ordinanza di Federico II. Ai regnanti svevi piacevano questi cantanti ed il fenomeno era così diffuso, che perfino re Manfredi nel 1250, di notte usciva per le vie cantando in compagnia di due "romanzaturi". Anche Giovanni Boccaccio, che tra il 1327 e il 1339 soggiornò a Napoli, amava i posteggiatori, scrivendone “d’infiniti stromenti, d’amorose canzoni”.

Diventarono così tanti negli anni i posteggiatori a Napoli, che nel 1569 costituirono nella chiesa di S. Nicola alla Carità anche una corporazione, una specie di sindacato, che garantiva giusti compensi, l’assistenza malattie e una degna sepoltura.

Nel seicento la scena cambiò: dopo i giorni di Masaniello la cultura popolare fu ritenuta dal potere pericolosa per la stabilita' politica. Si ritornò a preferire il classico. Non a caso cominciarono a "crescere" i compositori ed i musicisti nei primi Conservatori.

Col passare degli anni la posteggia ritornò ad assumere quel ruolo di tradizione popolare, contraltare della musica “alta”. Il boom di popolarità fu raggiunto tra il secolo XIX per finire al dopoguerra. L’attrazione che Napoli esercitava su letterati, artisti, uomini di cultura, portò in città alcune delle più illustri figure dell’800 che nel corso delle loro giornate partenopee, amavano ascoltare per strada il repertorio di canzoni napoletane, dalle allegre alle malinconiche, interpretate dalle voci e dagli arrangiamenti dei posteggiatori.

Fu un periodo d’oro perché in poco tempo nacque la canzone d'autore, grazie soprattutto alla festa di Piedigrotta e l'esplosione dell'editoria, che a cavallo del Novecento, portarono Napoli ad una produzione canora senza eguali in tutto il mondo. Non c’era strada, locale, taverna a Napoli che non avesse il suo gruppo di posteggiatori che rallegravano con le loro chitarre e mandolini, l’ambiente con le più famose canzoni napoletane, ricompensati con offerte libere dei clienti.

Ma dagli anni 50 in poi la posteggia andò in crisi per due cause fondamentali, lo sviluppo della radio e la tassa SIAE per ogni canzone del loro repertorio. Divenne una tradizione costosa per i locali, non tutti potevano permettersela

Di posteggiatori oggi ne sono rimasti in pochi, anche se pare che ultimamente quella tradizione napoletana sia diventata radical chic, talvolta ai matrimoni della Napoli bene.

Alcuni ristoranti hanno continuato la posteggia, seppur con grandi difficoltà regolamentari, tipo, per la privacy, tenersi ad una distanza, di “almeno cinque metri” dagli avventori di trattorie, ristoranti e pizzerie. Senza più contatto diretto col cliente e quindi non più vera posteggia. Crediamo che sarebbe interessante creare un albo ufficiale dei posteggiatori nel quale iscrivere tutti i musicisti che a quest’arte si richiamano e che, una volta riconosciuti, potrebbero esibirsi con un cartellino identificativo recante il logo del Comune di Napoli. Salvaguardando e promuovendo la tradizione musicale partenopea e mettendo un poco di privacy da parte.