QUEI BACI GALEOTTI, STORIA DI BACI A NAPOLI

Una civiltà vivere solo se ha dei valori. Napoli ha sempre dimostrato al mondo un modello incentrato sul piacere dell’amicizia, sulla gioia di vivere, sulla strenua difesa di tradizioni millenarie contro il tecnicismo esasperato e l’egoismo più spietato.

Napoli ha una storia di passione e di amore. Non a caso, nel 2018 nei famosi “foglietti” dei baci Perugina troveremo anche le frasi in napoletano. Sarà infatti possibile scartare un bacio incartato nella frase “Ogné scarrafòne è bell a màmma sòia” con tanto di traduzione che ci dirà in italiano “Ogni scarafaggio è bello per sua madre”

Fonti storiche collocano la nascita del bacio, in senso moderno al I secolo a.C., quando per combattere l’alcolismo anche nelle donne, fu stabilito che qualsiasi uomo avesse incontrato per strada una sua parente poteva avvicinarsi per controllarne l’alito. I baci più antichi li troviamo a Pompei o al museo archeologico di Napoli, nel Gabinetto erotico. I latini avevano tre diverse definizioni per il bacio: l’osculum rappresentava il rispetto ed era adoperato per l’amore filiale, il basium indicava affetto ed era usato per le mogli, il savium era espressione di libidine e si scambiava con le prostitute.

Sul finire del Cinquecento, un napoletano destinato a divenire uno dei maggiori lirici del Barocco europeo, Giambattista Marino, sensuale nella vita come nella lirica, traccia una demarcazione precisa mediante la sua propensione a disseminare di baci caldi ed appassionati le esaltanti nudità delle sue amate, come in questo Seno: «O che dolce sentier tra mamma e mamma - scende in quel bianco sen ch’Amor allatta! … Raccogli sol, cultor felice, e taci, - in quel solco divin di sospir messe di baci…».

In questi anni il bacio conquista sempre più spazio nelle composizioni artistiche, spesso moralistiche. Tra questo tipo di immagini paradigmatico è il dipinto la Lussuria di Jacques de Backer conservato nel museo di Capodimonte. Ma proprio quando nel cinquecento l’amore e la passionalità a Napoli si sviluppano anche nelle arti, ecco che Napoli ebbe un black out. Corre l’anno 1592 e siamo nella Napoli del dominio, spagnolo, che sta vivendo una grande crescita culturale, tanto da far concorrenza a Venezia e alla nascente Madrid. A Napoli vengono banditi i baci in pubblico. Tutti gli innamorati di Napoli si vedono costretti a nascondere le proprie effusioni per timore di ritorsioni amministrative con il divieto di avvicinarsi a meno di trenta miglia da dove era stato perpetrato l’oltraggio e penali, addirittura con la pena di morte.

La scena sarebbe potuta essere andata così: Gennaro e Giovanna sono fidanzati e stanno camminando per Posillipo nei pressi di Palazzo Donn’Anna quando si fermano e si baciano. È il 9 marzo ed è il 1562. D'un tratto un soldato li ferma, li arresta e li conduce in carcere con la folla intorno che grida loro "Svergognati, infami, indegni!". Loro, attoniti, chiedono il perché dell'arresto al gendarme. La risposta è drammatica "Da oggi è proibito baciarsi in pubblico, mi dispiace ragazzi, ma vi attende il patibolo".

Delle motivazioni che portarono il Vicerè Fernando di Toledo ad istituire tale reato se ne trovarono due: una, nata per proteggere le donne aggredite e regolamentare la divisione tra l’approccio e l’abuso sessuale, violenza e aggressione. L’altra, legata a motivi igienico-sanitari. Era difatti da poco passata l'epidemia di peste che aveva colpito le città di Venezia e Torino (1528) e di lì a breve ci sarebbe stata quella del 1565. Era quindi probabile che all'accorrere delle prime avvisaglie di malattia, la precauzione del Vicerè fosse quella di eliminare possibili vie di contagio quali, per esempio, i baci.

Quella legge del 9 marzo 1562  tutelava  le donne che venivano molestate o abusate con il seguente articolo: ”Gli atti violenti esercitati contro l’altrui pudicizia, che non consistevano  nella congiunzione carnale, tutti indistintamente noverano nella categoria degli stupri tentati”

In poche parole, chi rubava o otteneva con forza il bacio, era perseguitabile. Sarebbe impensabile ai giorni d’oggi, Sarebbe una strage. Proviamo ad immaginare due ragazzi al tramonto in cinque dei posti più romantici di Napoli Sant’Antonio a Posillipo o al Parco Virgiliano o sotto A finestrella e’ Marechiaro o a San Martino o al faro a Mergellina che dopo essersi scambiati il loro tanto atteso primo bacio, si vedono assaliti da gendarmi o vecchie signore bigotte che li additano per il loro gesto. E poi in fila, lì, tra tanti innamorati condannati alla pena di morte. Fortunatamente oggi, il timore che baciarsi in pubblico possa essere vietato dalla legge attiene, più che altro, alla condotta che possa offendere la pubblica decenza. Da poco infatti, gli atti osceni in luogo pubblico non sono più reato, ma un semplice illecito amministrativo. Quindi, se anche ci fosse un giudice “bacchettone”, non potrebbe mai scattare un processo penale, ma tutt’al più una multa, al pari di quella del passaggio col rosso al semaforo. La fedina degli innamorati resterebbe però “illibata”.

Infine mi piace ricordare due art kisses moderni

Quelli che ha dipinto la street artist Adriana Caccioppoli, a Napoli, in pieno centro storico a Piazza Bellini, San Pietro a Maiella e Via Costantinopoli, tre “coppie” che si scambiano baci dolci e a volte appassionati oppure il bacio descritto da Saviano nella Paranza dei bambini dove qui baci sigillano alleanze e infliggono condanne. Baci a stampo sulle labbra per legare anima con anima, il destino tuo è il mio, e per tutti il destino è la legge del mare, dove cacciare è soltanto il momento che precede l’essere preda.

Non voglio il bacio sulla guancia che si prende l’affetto.

Non voglio il bacio sulle labbra che si prende l’amore.

Voglio il bacio feroce che si prende tutto.

*docente di marketing turistico e local development.