DA SAN PIETRO AD ARAM AL CRISTIANESIMO UFFICIALE A NAPOLI E IN CAMPANIA 

Pochi sanno che Napoli ha avuto un rapporto strettissimo con il Cristianesimo, fin dagli anni in cui il Vangelo si diffuse nei territori dell’impero romano grazie all’opera missionaria dei “Dodici”. Non è un caso che due degli Apostoli di Gesù, San Matteo e Sant’Andrea, sono sepolti in Campania Il primo nella cattedrale di Salerno, il secondo in quella di Amalfi. Ed un terzo, San Pietro, dove adesso, vicino Piazza Garibaldi, vi è la chiesa di San Pietro ad Aram, (dove Aram sta per “Ara Petri”, la pietra altare), proveniente da Antiochia e diretto a Roma, che molte fonti accreditano che lì, abbia celebrato nel 44 dopo Cristo la prima e forse unica sua messa cristiana, battezzando due pagani non credenti: Candida e Aspreno, consacrando, poi quest’ultimo, anche primo vescovo di Napoli.

Le prime tracce della Napoli cristiana datano III secolo, con le pitture ispirate al trattato apocalittico noto come Pastore di Erma, in quella che poi sarebbe diventata la catacomba di San Gennaro a Capodimonte. L’affermazione ufficiale del cristianesimo a Napoli, è sotto l’episcopato di Severo, che tra il 364 e il 410 con la costruzione delle prime chiese, realizzate con materiali di spoglio di templi pagani o di edifici pubblici in disuso segnerà fortemente la struttura urbana della città. Si pensi alla basilica di Santa Restituta in via Duomo costruita sotto concessione dell’imperatore Costantino sulle terre del suo patrimonio privato, quella di San Giovanni Maggiore, San Giorgio Maggiore e San Severo alla Sanità. Ad esse seguirono Santa Maria Maggiore della Pietrasanta e San Lorenzo.  Infine, l’ex Tempio dei Dioscuri, ovvero San Paolo Maggiore la cui testimonianza sono le due colonne corinzie ai lati dell’ingresso scampate al terremoto del 1688 che distrusse l’intera facciata con il portico ed il timpano.Contemporaneamente sorsero le grandi aree cimiteriali della città, famose per gli affreschi pittorici paleocristiani, che si formarono lungo i fianchi delle colline tufacee poste a ridosso della porta di San Gennaro e che presero il nome di borgo delle Vergini o Sanità. Le catacombe di San Gennaro, poste a circa un chilometro dalle mura nelle quali sono sepolte le spoglie di San Gennaro e dei vescovi Agrippino. Ed anche le catacombe di San Gaudioso, costruite in nome di questo vescovo africano esule a Napoli le cui spoglie sono conservate nella basilica di Santa Maria della Sanità; le catacombe di San Severo alle quali si accede dall’omonima basilica ed infine quelle di Sant’Efebo che sorgevano verso Capodichino. 

Ma recenti scoperte datate 2013, potrebbero cambiare la storia del cristianesimo in Campania e in Italia. Vengono da Nola, dove nella cripta di San Felice, che occupa i sotterranei del Duomo, archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei, mediante metodi di analisi tradizionali e tecniche diagnostiche  e archeometriche, quali la datazione delle malte mediante la misurazione radio carbonica, hanno rinvenuto i resti di una casa romana utilizzata quasi certamente come luogo di culto cristiano. Potrebbe essere la prima "domus ecclesiae", cioè la più antica "casa della chiesa" attestata in Campania, e forse in Italia. Un' abitazione dove si riunivano in clandestinità i primi seguaci di Cristo. E questo rinvenimento fa risalire la presenza dei cristiani a Nola all'età apostolica, prima di Napoli e della vicina e famosa Cimitile con le sue basiliche paleocristiane.

*Professore Associato di Marketing Territoriale dell'Università Telematica "Atena" - Scuola Universitaria dell'Ordinamento Svizzero.