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Eccezionalmente alle 18,30, va in scena la quinta serata del festival di corti teatrali "I Corti della Formica", presentando due piccole opere che raccontano entrambi storie i cui drammi personali dei personaggi sfociano in disagi collettivi: l'alienazione di un operaio metalmeccanico ed i dolori di due giovani "ultimi". In entrambi i casi, però, qualcosa di imprevedibile porterà loro la speranza di un domani diverso, una pace che potrà alleviale la guerra di cui sono protagonisti.

QUESTIONE DI CENTESIMI 
di Pasquale Faraco
con Pasquale Faraco
regia MaF – Massa a Fuoco

MOTIVAZIONE  - L’opera nasce dai ricordi personali -dai racconti cioè che mio padre, per un periodo di sua vita operaio Alfa Sud di Pomigliano, mi faceva della fabbrica -integrati a loro volta dalla cronaca di come il lavoro sta cambiando, soprattutto in fabbrica, con questa nuova metrica imposta dal capitale, la stessa che si pratica in Amazon…
Alla fine l’opera mi ha posto una domanda: in questa nuova guerra di classe, che dobbiamo fare per trovare un po’ di pace? Forse iniziare a pensare che si tratti davvero di una guerra e tornare ad essere come guerrieri antichi. Ma siamo innanzitutto disposti a staccarci dal “lavoro”?  Il testo è dedicato a Maria Baratto operaia FIAT ma prima ancora donna e guerriera…

SINOSSI - Un operaio della Fiat di Pomigliano per distrarsi dai nuovi ritmi di lavoro degni di una guerra, rievoca: il compagno di lavoro “comunista”, la moglie, il padre operaio e lettore di Omero; finché il ricordo di un’estate al mare proprio con suo padre, gli farà balenare una via di fuga da questa neo-schiavitù in cui siamo tutti un po’ imprigionati: la possibilità di tornare ad essere un guerriero sannita: perché come diceva suo padre siamo tutti il concentrato di milioni di anni di vita umana.

NOTE DI REGIA - Una luce dall'alto illumina fiocamente il protagonista seduto su uno sgabello girevole, come fosse la luce che penetra attraverso una grata in una prigione sotterranea.La luce aumenterà di intensità via via nel corso del monologo.
I gesti sono precisi, misurati, contingentati: Riccardo inizia a muovere gli occhi da destra a sinistra e da sinistra a destra e poi via via tutto il corpo che a volte peròpare ribellarsi a questo ritmo preciso misurato contingentato, sempre uguale.
La sua contraddizione interiore, a favore della fabbrica per la paura di perdere il lavoro e contro la fabbrica per i ritmi infernali e l'alienazione conseguente, avrà in un corrispettivo nei suo movimenti fisici, a partire dal movimento da dx a sx e viceversa: il personaggio dovrà apparire come uno dei protagonisti delle tele di Bacon, in cui il movimento quasi “a vite”, da fermo, rappresenta la volontà del soggetto di sciogliersi da un blocco ineluttabile e ineludibile: una grande dimostrazione di vitalità.
Nel suo racconto, il personaggio rompendo quel movimento coattivo, impersonerà i vari personaggi che popolano la sua esistenza (il suo collega Gennaro, la moglie, il padre), a volte raccontandosi in terza persona, come conseguenza della sua stessa alienazione lavorativa (e se questo raccontarsi come cosa altra, potesse essere l’inizio di una consapevolezza? Partire dalla stessa alienazione per…). Egli infatti penetrerà nel suo racconto come l'alienazione è penetrata nella sua esistenza, come la parola penetra il corpo ed è dal corpo rilanciata; fino al tentativo finale, quello cioè di rompere le catene attraverso un assurdo, müncchausiano viaggio nel tempo, forte della convinzione paterna che in ciascuno di noi ci sono <<milioni di di anni di vita umana>>.
A quel punto Riccardo riuscirà a rompere il ritmo e a ruotare all'incontrario, quasi a esplorare un nuovo paesaggio, un nuovo punto di vista. Sarà a questo punto che a luce avrà assunto una tale intensità da trasfigurare il personaggio sul palco, finché a poco a poco e di nuovo la rotazione tornerà quella solita e così l'illuminazione… lasciando però un barlume di speranza, nelle parole del protagonista che pronuncia la parola <<ancora!>>, alla fine, come una volontà indomita di mordere le catene dell'alienazione. 
TUM 
di Francesco Ferraro
con Simone Mazzella   Maria Francesca Duilio
regia Salvatore Cutrì

SINOSSI  TUM racconta la breve e dolorosa parabola esistenziale di Paco e Katy, due giovani che, prima di gettarsi in mare, ripercorrono con una lucidità spietata la vita che insieme hanno deciso di lasciare. Attraverso un linguaggio crudo e alienato, Paco e Katy ci raccontano la loro adolescenza intrisa di brutalità e soprusi familiari, la solitudine e la rabbia contro sé stessi della prima età adulta e il desiderio di riscatto che sembra destinato a fallire senza scampo. Paco e Katy presentano il conto, un conto fin troppo salato, alla provincia, reale e simbolica, in cui la società li ha costretti ad annaspare, alla ricerca di un altrove migliore, ma senza nome e sempre più distante.

NOTE DI REGIA  Sipario. Guerra. La guerra che Paco e Katy combattono ogni giorno, soldati della propria vita. L'idea di regia nasce dalla volontà di portare i due protagonisti sulla spiaggia dei bilanci. Sono due ventenni, miei coetanei. La sabbia scotta così come scottano i ricordi. Il testo è crudo, masticato dagli attori a microfono. Verso il bagnasciuga, l'acqua è gelida, la vita quotidiana pure. Il ritmo cresce, sono in acqua. Una generazione, la mia, che si allontana da riva senza appigli, senza salvagente. TUM, il rumore che i protagonisti hanno in testa, TUM, i pugni del padre di Paco, TUM, il bambino scalcia nella pancia di Katy, TUM, ogni battito del cuore, TUM TUM TUM! Cosa nasconde la normalità? Si può in venti minuti vomitare il dolore, affogarlo? Uno studio che vuole indagare il peso dei ricordi in età post adolescenziale. Una messa in scena dove la staticità dei protagonisti, attraversati da un presente troppo veloce, dalla mania del fare, dal desiderio di salvezza, lascia che le emozioni spruzzino fuori come acqua bollente da un geyser. Un pugno allo stomaco. La mano di Katy cerca quella di Paco. La fine. La pace.