di MIRELLA FALCO

Risultati immagini per DISABILI INTEGRATI

“Integrato o non integrato questo è il problema” una citazione quasi profana che auspica a sottendere l’integrazione e inclusione dei soggetti con disabilità. Proprio nella giornata dei diritti internazionali delle persone affette da disabilità, che si vuole sensibilizzare la società a sostegno della piena inclusione del soggetto in ogni ambito della vita e allontanare ogni forma di discriminazione.

Ci sorge spontaneo un quesito, è avvenuta una totale inclusione, è in corso una trasformazione che porta verso una società sensibile e attenta questa tipologia di problematica e lontana da ogni tipo di stigmatizzazione?

Secondo la ricerca condotta del 2013 dall’ Istat in Campania si calcola che i soggetti (tassi per 100 persone con le stesse caratteristiche) è di 6,10. Nel quadro complessivo in Italia <<le persone con disabilità sono soprattutto anziani e donne, questo è vero sia per le persone con disabilità che vivono in famiglia sia per quelle che vivono nelle istituzioni. La metà delle persone con disabilità in Italia ha due o tre difficoltà gravi, molto spesso vivono con il coniuge, soprattutto gli uomini, o soli, in particolar modo le donne che sopravvivono al partner. Dato che si tratta di persone anziane, presentano anche bassi titoli di studio e risultano soprattutto pensionati. A livello territoriale i tassi di disabilità per le persone che vivono in famiglia sono più alti nel Mezzogiorno, mentre i tassi di istituzionalizzazione delle persone con disabilità sono più alti al Nord. Questo risultato va letto con cautela, tenendo in considerazione i diversi livelli di offerta territoriale delle strutture di accoglienza, la diversa organizzazione familiare e altri fattori legati al mercato del lavoro>>1.

Nell’immaginario collettivo la disabilità persiste un’immagine stereotipata riguarda aspetti fisici e motori quindi una persona bisognosa e quest’immagine può condurre direttamente all’idea di inferiorità della persona che non ci permettere di considerarla come una delle tante e possibili condizioni umane esistenti. Dovremo invece, come suggerisce ICF (International classification of functionary, disability and health) abbandonare quei termini che includono una connotazione negativa come menomazione, handicap, a favore di altri che contengono una prospettiva molto più favorevole come attività personali e partecipazione sociale. La classificazione che fa L’ICF non deve riguardare solo un gruppo ma tutti, poiché tutti possono avere una condizione di salute ed essere presenti in un contesto ambientale. Con questa prospettiva, e una diffusione di una cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità individuali e far condividere la consapevolezza che in ogni persona esistono capacità e risorse che devono essere aiutate a svilupparsi e manifestarsi. Secondo L’OMS una persona “funziona” bene se partecipa socialmente, non è sufficiente avere un corpo integro e funzionante, bisogna anche partecipare socialmente, rivestendo ruoli di vita sociale. C’ è chi lo fa con ironia come Marina Cuollo che a bordo della sua carrozzina, di recente ha pubblicato “A Disabilandia si tromba” cerca di estirpare tutti i tabù e pregiudizi che la disabilità che spesso e aggiungerei purtroppo, comporta. Lei si definisce così: «Sono una microdonna, alta un metro e una mentina, che ha bisogno di mostrarsi sempre un po' incazzata con il mondo per dire la sua. Ma in fondo sono come una crème brûlée: quando rompi la crosta, sotto c'è il morbido. Ho trentasei anni, e quando sono nata nessuno ci avrebbe scommesso mille lire che ci sarei arrivata. Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, che non è una marca di siringhe ma un'osteodisplasia scheletrica che conta un centinaio di casi in tutto il mondo. Uso la sedia a rotelle e di notte dormo abbracciata a un ventilatore polmonare, ma rompo ancora le scatole in giro. Capirai, dunque, che quando mi presento a qualcuno il taglio di capelli non è la prima cosa che si nota.»

Una delle principali attività inclusive e integranti è senz’altro lo sport. Lo sport è un fattore utile alla riabilitazione e assume valenze integranti rispetto alle relazioni pubbliche, alla preparazione di personale, alla creazione di centri sportivi, alla promozione di associazioni specifiche4. Il primo a capire l'importanza dell'attività sportiva per persone con disabilità motorie è stato Ludwig Guttman che organizzò la prima competizione sportiva nel 1948 per veterani della seconda guerra mondiale con danni alla colonna vertebrale. La società tenta di garantire maggiori opportunità con una politica di reinserimento, riabilitazione psicosociale. Si pensi nelle scuole prendono sempre di più in esame i piani di una didattica speciale individualizzata. Anche nel mondo del lavoro abbiamo avuto delle svolte, sta prendendo piede la figura professione del disability menager, il suo ruolo nelle aziende definire, coordinare e gestire diverse altre figure professionali, con l’obiettivo di soddisfare i bisogni delle persone con disabilità e contemporaneamente di valorizzarle, apportando vantaggi e opportunità all’intera azienda e non alla sola persona con disabilità. Tale trend positivo andrebbe ulteriormente incoraggiato e monitorato dalle istituzioni pubbliche competenti2.

La regione Campania per la giornata dei diritti delle persone con disabilità ha messo in atto una seria iniziative coordinate dal Partenariato QPME e Scuola Sociale di Comunità, il Consiglio Regionale, il Comune di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, sostiene il lavoro del Sociale Pubblico e Privato, coordinato dal Consorzio Gesco e l’AC Flora. In questa Edizione regionale ha focalizzato l’attenzione sul disagio mentale. Sono milioni le persone con disturbi psichici e comportamentali. Va evidenziato che si ha più difficoltà con la disabilità mentale piuttosto che con quella fisica. Di fatto, alcune ricerche statistiche mostrano che c’è una forte sottostima, all’interno della popolazione italiana, della presenza di disabilità cognitive e psichiatriche. Secondo Denise Jodelet ha strutturato una ricerca sulla follia e la rappresentazione sociale della malattia mentale. Lo studio della ricercatrice si svolge in una comunità rurale della Francia centrale che, dall’inizio del 900, accoglie in strutture istituzionalizzate alcuni malati mentali lasciati iberi di partecipare alle attività locali, in questo modo sarebbero dovute aumentare le cure e la riabilitazione, la ricerca con lo scopo di cogliere tutte le componenti  della vita sociale le forme che assume il rapporto con i disturbi mentali e le rappresentazioni sociali  che vi sono legate, rivela che l’ambiente è più interessato al fattore economico e le misure di protezione che la comunità  ha elaborato,è un sistema di difesa che si manifesta attraverso la paura. Ovviamente negli sicuramente qualcosa è cambiato, almeno da punto di vista legislativo, si pensi al piano del World Health Organization ha pubblicato il Mental Health Action Plan 2013-2020, un piano d’azione per la salute mentale. Il benessere mentale è una componente essenziale della definizione di salute data dall’OMS. Una buona salute mentale consente agli individui di realizzarsi, di superare le tensioni della vita di tutti i giorni, di lavorare in maniera produttiva e di contribuire alla vita della comunità.

Occorre precisare che ci troviamo dinanzi ad un duplice movimento, difatti, da un lato abbiamo campagne di informazione accompagnate da misure legislative per accettare e sensibilizzare ciò che è “diverso”.  Nel quotidiano tuttavia riscontriamo ancora qualche ostacolo, si pensi al mantenimento delle barriere architettoniche. I dati dell’Istat dimostrano che dal punto di vista dell’utilizzo di servizi rilevanti nell’ambito della vita quotidiana, la condizione di limitazione di autonomia genera dei problemi. Una misura della limitazione della possibilità di espletamento di alcune normali attività della vita quotidiana è fornita dal grado di utilizzo di alcuni servizi presenti sul territorio, come i servizi di sportello e quelli di trasporto. Tra i servizi di trasporto il treno sembra essere il mezzo utilizzato con più difficoltà dalla popolazione disabile. È opportuno, quindi, evidenziare la necessità di garantire e promuovere azioni ed interventi che favoriscano l’instaurarsi di condizioni di pari opportunità in modo tale da rimuovere gli ostacoli che aggravano la condizione delle persone con riduzione di autonomia nella fruizione dei servizi di pubblica utilità3.

Tutta via possiamo arrivare alla conclusione che il disabile non è più un oggetto di semplice assistenza, come accadeva nel passato. È finalmente, soggetto di diritto, al quale riconoscere pari opportunità nella gestione del proprio tempo libero, sia esso estrinsecato nel desiderio di viaggiare o di praticare attività sportiva.

Fonti: 1,2,3La disabilità in Italia Il quadro della statistica ufficiale  -  4 Enciclopedia Treccani.