servizio di FRANCESCA ANZANI CILIBERTI

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Cittadinanza digitale, società dell’informazione, social network, nativi digitali e nuove strategie hi-tech. Queste sono solo alcune delle “new words” che il processo di digitalizzazione ha introdotto nel gergo comune del nostro paese all’ alba del nuovo millennio, processo che ha influito marcatamente non solo sul tessuto economico, sociale e politico ma anche sul modo di intendere oggi la società, sulle relazioni interpersonali e sui diversi sistemi di comunicazione resi sempre più rapidi, agevoli e diretti. Oggi siamo sempre più “tecnology-addicted”.

Ma quali i benefici e quali i rischi determinati da questa “wild innovation”? Sicuramente lo sviluppo della tecnologia, la sua crescita esponenziale, l’evoluzione degli strumenti tecnici messi a disposizione del vasto pubblico di consumatori, hanno determinato un miglioramento delle “remote communications”, superando le barriere ed i vincoli spazio-temporali, aumentando la rapidità di trasmissione dei messaggi, diminuendone incisivamente i costi e consentendo il libero accesso alle molteplici fonti di informazione pubblica. Il tanto acclamato art 21 della nostra Costituzione sembrerebbe così trovare massima espressione e numerose sono le direttive Europee sull’ argomento che premono sempre più verso una “costituzionalizzazione di Internet e dei nascenti diritti che ne sono espressione diretta e indiretta”. Ciò che preme sottolineare è che non stiamo parlando di un’influenza generazionale prettamente settoriale, perché questo fenomeno interessa e coinvolge tutti. Ad esser travolti “dall’ uragano tecnologico” non sono soltanto gli adolescenti e i bambini digitali che utilizzano alla perfezione smartphone e tablet , ma anche adulti, giovani adulti e una fetta di “over” che, incuriositi da questo mondo loro sconosciuto, nutrono un certo interesse a diventarne parte. Non dobbiamo affatto trascurare l’altra faccia della medaglia; Il “misuse” degli strumenti digitali ha provocato l’insorgenza di fenomeni in forte ascesa quali il cyber bullismo, il grooming e l’hate speech, nonché un’incontrollata diffusione di contenuti illegali e o potenzialmente pericolosi per le “fasce societarie più deboli”. Un’ altra importante conseguenza è l’alienazione del soggetto che diventa così estrema, così forte da mettere in sordina i rapporti face-to-face, finendo col perdere quasi ogni contatto con la realtà. Evoluzione degli strumenti hi-tech, involuzione dei rapporti interpersonali: oramai non siamo altro che un cumulo di schermi a led seduto ad un grande tavolo comune, silenzioso e claudicante! Fenomeno spia di un futuro ormai inevitabile è quello della diffusione degli e-book e della digitalizzazione delle biblioteche pubbliche. Questo significa che dovremmo prima o poi dire addio all’ odore della carta stampata, al ripetuto e costante gesto dello sfoglio, all’ arte del sottolineare e agli scaffali impolverati retaggio di antiche tradizioni? La tendenza si spinge verso questa direzione ma c’ è chi ancora non rinuncia a leggere libri cartacei in accoglienti biblioteche. Il servizio reso da questi luoghi, pubblici o privati che siano, assurge ad un’ importante funzione sociale poiché mira a soddisfare i principali bisogni informativi del cittadino (studio, aggiornamento professionale, svago) e nonostante siano sempre meno i cosiddetti “topi da biblioteca”, è importante incentivare e motivare il pubblico all’ utilizzo di questo irrinunciabile servizio anche quando il processo di evoluzione digitale porterà al disuso del cartaceo a vantaggio degli schermi touch degli e-reader!