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Nel 2016 i prezzi delle principali materie prime alimentari sono calati per il quinto anno consecutivo, registrando una media di 161,6 punti per l'intero anno, circa l'1,5 in meno rispetto ai livelli del 2015. i raccolti abbondanti e le buone prospettive per i cereali di base compensano la pressione al rialzo di materie prime tropicali come lo zucchero e l'olio di palma, dove la produzione ha subito l'impatto di El Niño. ne da' notizia la fao, il cui indice dei prezzi alimentari ha registrato una media di quasi 172 punti, valore invariato rispetto al mese di novembre. 

Il 2016 è stato caratterizzato da un costante declino dei prezzi dei cereali, che dal 2015 sono scesi del 9,6% e sono diminuiti del 39% rispetto al picco raggiunto nel 2011. Allo stesso tempo, i prezzi dello zucchero e degli oli vegetali sono aumentati rispettivamente del 34,2% e dell'11,4%.

"Quest'anno le incertezze economiche, compresi i movimenti dei tassi di cambio, potrebbero influenzare i mercati alimentari ancora di più" ha affermato Abdolreza Abbassian economista senior della FAO.

Anche in Italia l'agricoltura ha sofferto la deflazione.

In media - spiega l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare - le quotazioni hanno sperimentato una riduzione del 5,2% rispetto al 2015. Si sono avute in particolare flessioni nell'ordine del 6,7% per il gruppo delle produzioni vegetali e del 3,1% per i prodotti zootecnici.
L'impatto deflattivo, analizzato con un maggiore dettaglio, è prevalentemente riconducile alla dinamica negativa dei prezzi dei cereali (-11,6% nella media annua) e ai significativi ribassi rilevati da ISMEA sui mercati degli oli di oliva (-18,5%), della frutta (-4,9%) e degli ortaggi (-3,9%).

Chiude con un 4% di riduzione anche l'indice dei lattiero-caseari, nonostante i recuperi di fine anno, mentre i prezzi del bestiame vivo hanno mostrato nel complesso una migliore tenuta, limitando i ribassi a un meno 0,8%.

Sui mercati agricoli - osserva l'analisi ISMEA - hanno pesato, nel corso del 2016, gli squilibri registrati soprattutto nella prima metà dell'anno, legati a situazioni di surplus produttivo in diversi comparti, e le persistenti difficoltà associate a una maggiore pressione dell'offerta estera e a una domanda internazionale rivelatasi meno vivace rispetto al 2015. In agricoltura la deflazione rappresenta tuttavia un evento ricorrente, data l'estrema volatilità che caratterizza la dinamica dei prezzi alla prima fase di scambio. Un fenomeno che si riflette in una forte instabilità dei redditi agricoli, condizionando direttamente le scelte di investimento e le programmazioni aziendali.

Quello del 2016, da inizio millennio, è il sesto episodio deflativo nelle campagne italiane. Il più recente risale al 2014, ma il più marcato è quello del 2009, quando i prezzi all'origine dei prodotti agricoli subirono in Italia, nel pieno della più grave crisi economica dal Dopoguerra, una flessione dell'11,4%.