Copertina Omisiis 01 BIG

«A uccidere mio fratello Carlo fu soprattutto quel muro di silenzio che subito si alzò intorno a quel che era successo quella sera, in quella maledetta discoteca. Quel muro che ancora oggi non è stato abbattuto», racconta Rosa Amato nel libro "Omissis 01 - La vera storia di Rosa Amato. Camorrista per vendetta, pentita per amore" di Fabrizio Capecelatro (Tralerighe editore). 

E, infatti, nonostante tutto quello che è successo dopo, nonostante la scellerata scelta di Rosa Amato di diventare anche lei una camorrista per vendicare il fratello, ancora oggi non si sa chi la sera del 19 marzo del 1999 abbia ucciso a coltellate un ragazzo di 21 anni.

Si sa, però, che quelle coltellate non sarebbero state mortali se non ci fosse stato qualcuno di importante e di pericoloso da coprire. «Tutti, compresi gli amici di Carlo, per salvare se stessi e chissà chi altri hanno preferito tacere. Chissà se anche loro ci pensano ancora a Carlo, se sono riusciti a vivere serenamente sapendo che, anche a causa loro, un ragazzo non ha mai avuto giustizia e un’intera famiglia è stata distrutta», si domanda ancora oggi Rosa Amato, che intanto è uscita da quel vortice di violenza in cui era entrata in seguito alla morte del fratello, diventando una collaboratrice di giustizia.

Un vortice di inutile violenza, tanto che perfino Roberto Saviano cita l’omicidio di Carlo Amato in un articolo pubblicato da 'La Repubblica' l’8 ottobre 2012, dal titolo “Quando il camorrista uccide per nulla”. Una violenza che ha generato altra violenza, portando alla costituzione del clan Amato nello scellerato tentativo del padre e della sorella di vendicare Carlo.

Una violenza interamente ricostruita nel libro “Omissis 01 - La vera storia di Rosa Amato. Camorrista per vendetta, pentita per amore” dal giornalista Fabrizio Capecelatro, già autore dei libri “Lo Spallone - Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando” (Mursia, 2013) e “Il sangue non si lava - Il clan dei Casalesi raccontato da Domenico Bidognetti” (ABEditore, 2017), non senza sollevare alcune perplessità: perché Mario Della Gatta, l’unico sospettato di aver partecipato alla rissa che ha poi portato all’omicidio di Carlo Amato, è stato a sua volta ucciso.