Napoli, la prima cattedra di Economia al mondo e l’”economia civile” di Genovesi 

Napoli ha un primato mondiale: quello di aver fatto nascere nel 1754, ed attraverso un concorso pubblico (tra l’altro con obbligo di insegnamento in linguaitaliana e non in latino), la prima cattedra di Economia al mondoaffidata ad Antonio Genovesi. Da allora si irradiò per tutta Europa un sapere completamente nuovo.

A Napoli già da tempo si era formata una prestigiosa Scuola di economia, di studiosi come Carlo Antonio Broggia, Ferdinando Galiani, Pietro Giannone e Bernardo Tanucci che prima di essere economisti erano giuristi perché, al fine di eliminare la povertà, essi ritenevano di individuare prima gli strumenti giuridici a supporto

Le "Lezioni di commercio o sia di economia civile" di Antonio Genovesi sono la summa del suo pensiero: teorie di assolutismo illuminato, indipendenza del potere statuale dalle diatribe religiose e laicizzazione dell’istruzione. Egli vide nell’istruzione popolare il fattore determinante del progresso civile. Una considerazione scontata, si direbbe oggi. Ma non nel ‘700, dove la cultura era appannaggio esclusivo dell’aristocrazia e del clero.

Questo modo tutto napoletano di affrontare l’economia aveva come idea base quella di rifiutare il concetto antropologico hobbesiano homo hominis lupus secondo cui ogni uomo è un lupo nei confronti degli altri uomini.

Per Genovesi, l’assunto, doveva essere homo homini natura amicus, ogni uomo è per natura amico dell’altro uomo. Perché se io presuppongo che tu sia un lupo nei miei confronti, diffido di te. Se invece parto dall’idea che sia tu potenzialmente un amico imposterò le mie relazioni con te, e in generale quelle economiche, in una forma diversa.

Il principale antagonista di queste teorie fu il britannico Adam Smith, il quale pur condividendo la critica del Genovesi al mondo feudale e la convinzione che il mercato avrebbe contribuito alla costruzione di un mondo più egualitario e più libero, aveva una visione pessimistica dell’uomo improntata all’individualismo degli interessi (il bene comune è affidato alla “mano invisibile” del mercato).Risultati immagini per antonio genovesi

Genovesi invece era convinto che la persona fosse l’equilibrio di due forze: quelle dell’interesse per sé e della solidarietà sociale; di qui la sua idea di mercato come “mutua assistenza”, una intuizione originale che oggi sta vivendo una nuova giovinezza perché quella idea di economia civile, quel modello di sviluppo inclusivo, partecipato e collaborativo che parte del basso ha in se l’humus per una valida risposta alla crisi. L’economista civile oggi chiede che accanto a imprese e soggetti che restano attaccati all’idea dell’homo economicus sia lasciato spazio anche a imprese che noi chiamiamo “civili” e che operano per tendere al bene comune e non al bene totale. Non a caso la recente riforma dell’agosto scorso del cosiddetto Terzo settore va nella direzione a suo tempo tracciata dal Genovesi:

Primo: vengono abrogate due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97).

Secondo: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets). con sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

Per la prima volta si riconosce legittimità giuridica a forme di imprese che non hanno più il profitto come unico scopo o unico fine del proprio ciclo.

Antonio Genovesi può sorridere

*Professore Associato di Marketing Territoriale dell'Università Telematica "Atena" - Scuola Universitaria dell'Ordinamento Svizzero.