Servizio di MARCO PIROLLO

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Nel Museo dell’Arte Sanitaria di Roma è custodito un teschio la cui etichetta reca un nome che ha un significato molto importante per Pompei: Plinio il Vecchio, ovvero l’ammiraglio della flotta romana di stanza a Miseno che mise in atto un disperato tentativo di salvare le popolazioni delle città colpite dalla furia del Vesuvio, rimanendo egli stesso vittima della tragedia. Ma è davvero del coraggioso generale romano quel teschio rinvenuto a Stabia nei primi anni del Novecento?

A questa domanda proverà a dare una risposta l’ingegnere Flavio Russo, già coautore insieme a Ferruccio Russo, del volume “79 d.C. Rotta su Pompei – Indagine sulla scomparsa di un ammiraglio” nel corso dell’incontro in programma giovedì 5 ottobre (ore 19,00) a Pompei, presso l’archeo-ristorante “Caupona” (via Masseria Curato, 2).

La ricerca di Flavio Russo indaga sulle ultime ore di Plinio il Vecchio, per tentare di dare un’identità a un teschio custodito a Roma nel Museo dell'Arte Sanitaria, che sull’etichetta riporta il suo nome. Allo scopo l’autore prende in esame, oltre alle solite e notissime fonti, i vari indizi insiti nei livelli tecnici di cui disponeva la flotta da guerra romana, della quale il grande scienziato era il Capo di Stato Maggiore, le ricostruzioni vulcanologiche più puntuali della catastrofe vesuviana, nonché i rinvenimenti archeologici effettuati nel corso dell'ultimo secolo, su quella che fu la spiaggia dell'epoca, dell'arco di costa coinvolto. Basteranno questi dati scientifici a confutare ogni dubbio sull’appartenenza del cranio a Plinio il Vecchio? Non è detto che tre indizi siano una prova, né che una prova in storiografia sia la conferma assoluta di una ipotesi. Quando, tuttavia, gli uni e le altre si moltiplicano coincidenti, concatenandosi la rendono plausibile. 

L’incontro con l’autore Flavio Russo rientra nel ciclo di incontri gastronomici e culturali avviati dal ristorante “Caupona” ed è organizzato in collaborazione con l’associazione culturale di rievocazione storica “Legio I Adiutrix” di Pompei.

“Caupona” (dal latino, “locanda, osteria”), nato nell’aprile 2016 a Pompei, è il primo ristorante “archeo-esperienziale”, completamente ispirato all’antica città romana distrutta dal Vesuvio, dove un pranzo o una cena diventano una vera e propria immersione negli usi e nei costumi in voga nella Pompei di duemila anni fa. Tutto è stato studiato e realizzato per riprodurre, fin nei minimi particolari, le caratteristiche di una locanda e di una casa di epoca romana. L’accogliente giardino di Caupona riproduce quello di una domus; sulle pareti dell’edificio (un casale rurale, ad un solo livello), campeggiano prezziari (in assi e sesterzi), graffiti e scritte elettorali che ricalcano quelle di un’osteria. L’interno, nella parte dedicata alla gerenza, riprende il Termopolio di Vetuzio Placido; quella dedicata agli ospiti, invece, ripropone la bellissima Domus di Marco Lucrezio Frontone. Tutti i dipinti murali e gli affreschi sono stati riprodotti a mano, come usavano fare i “copisti” dell’antica Pompei. Infine, le bevande e i cibi, ovviamente ispirati alle ricette del De Re Coquinaria di Apicio, da Caupona vengono serviti in piatti e coppe di terracotta da personale vestito in costumi d’epoca, per rendere l’esperienza, non solo enogastronomica, ancora più unica e coinvolgente.