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Libera e Comitato Don Peppe Diana: "No al CPR a Castel Volturno né altrove"  - Pupia.tv

Arci Caserta esprime la propria totale e ferma opposizione alla pubblicazione del bando di gara per la costruzione di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel Comune di Castel Volturno. L’investimento previsto, che ammonta a oltre 43 milioni di euro per una struttura destinata a 120 ospiti, rappresenta l'ennesimo schiaffo a un territorio che da decenni attende risposte strutturali e non securitarie.


La costruzione di un CPR a Castel Volturno non è la soluzione alle criticità del litorale domitio, ma ne è l’esasperazione. In un’area già profondamente lacerata da molteplici vulnerabilità sociali, ambientali e infrastrutturali, lo Stato sceglie di investire cifre esorbitanti per costruire un luogo di privazione della libertà personale. Ricordiamo che nei CPR vengono detenute persone che non hanno commesso reati, ma che subiscono una reclusione amministrativa legata alla sola mancanza di un titolo di soggiorno, nell'attesa del rimpatrio.
Non si tratta, inoltre, di strutture neutre o semplicemente “di transito”. I CPR, come evidenziato da numerosi monitoraggi indipendenti, si configurano come spazi di sospensione dei diritti fondamentali: luoghi chiusi, isolati e difficilmente accessibili, in cui la privazione della libertà si accompagna a condizioni materiali spesso degradate, all’assenza di attività e a una forte compressione dell’autonomia personale. In molti casi sorgono in aree periferiche o lontane dai centri abitati, sottratte allo sguardo pubblico e al controllo sociale.
Le criticità non sono solo strutturali, ma anche sanitarie e giuridiche. All’interno dei CPR il diritto alla salute risulta frequentemente compromesso: l’assistenza sanitaria è affidata a soggetti privati, senza standard uniformi e con controlli pubblici deboli, mentre si registrano ritardi nelle cure, difficoltà nella continuità terapeutica e un uso diffuso di psicofarmaci come strumento di contenimento. La detenzione amministrativa produce inoltre un aggravamento delle condizioni psicologiche delle persone trattenute, con episodi ricorrenti di autolesionismo, tentativi di suicidio e crisi psichiatriche.
A questo si aggiungono ostacoli concreti all’esercizio del diritto di difesa: difficoltà nell’accesso agli avvocati, informazioni frammentarie sui procedimenti e scarsa possibilità di comprendere pienamente la propria posizione giuridica. Un quadro che solleva interrogativi profondi sulla compatibilità di questi centri con i principi dello Stato di diritto.
A ciò si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: la scelta di destinare una cifra così ingente alla costruzione ex novo di una struttura, in presenza di numerosi beni immobili pubblici inutilizzati o abbandonati, solleva più di un dubbio. Una decisione di questo tipo sembra rispondere a dinamiche di speculazione immobiliare, piuttosto che rispondere a reali esigenze di interesse pubblico.
Ancora più grave è il dato sull’efficacia: i CPR non funzionano nemmeno rispetto all’obiettivo dichiarato dei rimpatri. A fronte dell’aumento della capacità detentiva e dell’estensione dei tempi di trattenimento, solo una quota molto ridotta dei rimpatri viene effettivamente realizzata attraverso questi centri (intorno al 10% negli ultimi anni). Si tratta quindi di uno strumento costoso, inefficiente e sproporzionato, che produce privazione della libertà senza garantire risultati concreti.
Quegli stessi fondi — circa 360.000 euro a posto letto — potrebbero rivoluzionare il volto di Castel Volturno se utilizzati per:
● la costruzione di infrastrutture di base e la riqualificazione urbana;
● il potenziamento dei servizi sociali e sanitari per l’intera cittadinanza, italiana e straniera;
● piani di regolarizzazione e inclusione lavorativa che sottraggano le persone al caporalato e alla criminalità.
Arci Caserta non resterà a guardare mentre il territorio viene trasformato in un avamposto di politiche migratorie fondate sull'esclusione. Chiediamo alle istituzioni locali e nazionali di fermare questo progetto e di avviare un confronto serio su come investire realmente nello sviluppo e nella dignità di Castel Volturno. La sicurezza si costruisce con i diritti, non con le sbarre.

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