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Rondinè è una trans, nata e cresciuta in uno dei tanti quartieri napoletani, il classico quartiere  dove il sole non “splende quasi mai”.

Fin da bambino è sempre stato “diverso”, ha sempre detestato tutti quei comportamenti stereotipati dei maschi. A lui non piaceva giocare a pallone, fare a botte o altro, il suo più grande desiderio era diventare una rondine, volare alta nel cielo, al di sopra della cattiveria della gente, al di sopra di un mondo in cui il giudizio degli altri è assai più importante della dignità individuale.

Ma Rondinè, un testo scritto da Gennaro Testa, è qualcosa di più di un semplice spaccato della vita di uno dei tanti “emarginati” da una morale bigotta, che condanna qualunque comportamento non in linea con il proprio pensiero. Rondinè è storia di tutti i giorni. E’ un vissuto quotidiano in cui chiunque sia diverso dalla “massa”, prova sulla propria pelle. In questo testo c’è un significativo riferimento a “Le cinque rose di Jennifer”, del grande Annibale Ruccello. Anche qui si parla di ghettizzazione, ma a differenza del testo di Ruccello, qui è la famiglia che usa questa estrema forma di isolamento, attraverso un atteggiamento di rifiuto verso una precisa individualità. Proprio la famiglia, la prima forma di società in cui si muovono i primi passi, in cui l’individuo sperimenta le prime esperienze, quella che dovrebbe essere il porto in cui cercare riparo, si rivela essere invece il trampolino verso una vita fatta di indifferenza, di rifiuto, di emarginazione.

Gennaro Testa, in questo monologo usa un linguaggio reale, mai volgare, ma forte. Che fa da sfondo ad una vita di sofferenze e di privazione di un affetto che Rondinè non ha mai conosciuto. ll protagonista delle pieces affronta i propri genitori, che ovviamente non appaiono mai, invitandoli in casa sua per offrirgli una porzione del suo Ragù, che nella tradizione napoletana ha un significato ben preciso, così come quello in Sabato, Domenica e Lunedi di Eduardo De Filippo. Il ragù infatti, rappresenta la “famiglia” affettiva ancorché fisica. Quella famiglia che la domenica si riunisce intorno alla tavola per celebrare attraverso la degustazione del ragù, che diventa appunto il simbolo dell’unione, il proprio legame di sangue. Un legame che invece a Rondinè è sempre stato negato.

Lo spettacolo, prodotto dall’Officina Teatrale, sarà presentato in anteprima nazionale nell’ambito del cartellone 2017/2018 al CTS Piccolo Teatro Di Caserta, nei giorni 27 e 28. La regia è di Carmen Corradini e l’interpretazione è affidata allo stesso autore, Gennaro Testa.