QUELLA NAPOLI SPAGNOLA TUTTA DA SCOPRIRE

La  Napoli spagnola copre un arco di tempo che va dal 1503 al 1713. Uno stuolo di viceré: a cominciare dal “Gran Capitano” Gonsalvo de Cordoba, dal Duca di Toledo al  Duca d’Alba, dal Duca di Medina al Duca di Medinaceli si successero alla reggenza della città, rendendosi protagonisti di angherie, furti di opere d'arte, imposizione di imposte strozzanti ma anche e forse sopratutto di grandi innovazioni urbanistiche (dove le vecchie mura furono superate perchè Napoli si distese da Posillipo alle falde del Vesuvio) ed artistiche.

Cosa ricordare di quel periodo? Tanto. Se poi volessimo fare o proporre un itinerario culturale che non comprendesse solo Napoli, avremmo davvero l’imbarazzo della scelta. Da perderci settimane intere in visita turistica.

Di spagnolo c’è il Teatro San Carlo, il Palazzo Reale, la Reggia di Capodimonte, la Chiesa di San Gennaro, la ville borboniche: la Villa d'Elboeuf, la Reggia di Portici, la Villa Favorita, il Palazzo d'Avalos nell'isola di Procida, la Tenuta degli Astroni ad Agnano, Licola, Capriati a Volturno, Cardito, la Reale tenuta di Carditello, la Reale tenuta di Persano, Fasano di Maddaloni, la Selva di Caiazzo, Sant'Arcangelo, la Reggia di Caserta, San Leucio, il Casino del Fusaro, la Reggia di Quisisana, Mondragone e il Demanio di Calvi. le 122 Ville Vesuviane del Miglio d'oro, l'abergo dei Poveri a piazza Carlo III, gli stessi Scavi Di Ercolano e Pompei, Osservatorio Astronomico, il Museo Mineralogico. 

Inoltre rientrano nella fase spagnola le chiese della Santissima Trinità degli Spagnoli, di Santa Maria della Speranza, di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, di Santa Maria della Concordia, di Santa Maria Maddalena delle Convertite Spagnole, di Sant'Anna di Palazzo, di San Pantaleone, di Santa Maria della Concezione a Montecalvario, di Santa Maria della Mercede a Montecalvario e altre ancora

Dal punto di vista viario come non ricordare Via Toledo, oggi la via dello shopping napoletano, dove i nobili fecero costruire i loro palazzi, così chiamata allora dal viceré Don Pedro Alvarez de Toledo che ne ordinò la realizzazione intorno al 1540 seguendo i consigli dell’architetto Giovanni da Nola che ne tracciò la linea corrispondente esattamente alla meridiana di Napoli, sicché a mezzogiorno si poneva in perfetta congiunzione col sole, totalmente illuminata dai raggi solari?

 Oppure, come non accennare ai quartieri spagnoli, nati nel 1536 su volontà sempre di Don Pedro de Toledo costituiti dai quartieri San Ferdinando, Avvocata e Montecalvario, quartieri fatti di ampie caserme che avevano l’obiettivo di accogliere i soldati di stanza a Napoli. Ma che invece di essere quartieri dormitorii, divennero aree di illegalità, commercio e sopratutto prostituzione? Non a caso, Il viceré per evitare quest’attività indecorosa decise con un apposito editto di imporre pene severe per chi era sorpreso in atti osceni. Ma la fervida capacità di adattarsi dei napoletani trovò subito un modo per scavalcare i divieti, costruendo le baracche, lontano dai luoghi hard, in cui gli incontri clandestini potevano continuare. Luoghi che portano ancora oggi i nomi di Largo Baracche e Via Lungo Gelso.

Infine come non citare anche via Medina, che inizia da piazza Municipio e ideata nel 1595 da Ramiro Felipe Nuñez de Guzmàn, duca di Medina de Las Torres che fece risistemare quello che in epoca angioina era denominato largo delle Corregge, dalle bardature che i cavalli indossavano durante i tornei che vi si tenevano lungo questa strada.

Dal punto di vista culturale, malgrado l'oppressione spagnola, la città seppe anche in questo periodo esprimere grandissime individualità in molti campi. Ad esempio Torquato Tasso, Giovambattista Basile, Giambattista Marino in letteratura; Tommaso Campanella, Giordano Bruno e Giambattista Vico in filosofia; Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Luca Giordano, Mattia Preti, Andrea da Salerno nella pittura; Pietro Bernini, Michelangelo Naccherino, Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce nella scultura; Domenico Fontana e Cosimo Fanzago in architettura.

Specifico infine una cosa, che spesso si trasmette nelle scuole, in modo errato: i Borbone di Napoli non erano spagnoli. I Borbone di Napoli erano sì un ramo della casa dei Borbone spagnola (storicamente francese), ma erano italianissimi. Non a caso i Borbone regnavano anche nei ducati di Piacenza, Parma etc… Ed erano legati ai Farnese (da cui attinsero la famosa collezione d'arte farnesiana). Per questo, anche se Carlo di Borbone dopo andò in Spagna, la dinastia borbonica di Napoli era del tutto italiana.

*Professore Associato di Marketing Territoriale dell'Università Telematica "Atena" - Scuola Universitaria dell'Ordinamento Svizzero.